Il Rapporto annuale
sul riciclo ed il recupero dei rifiuti
nel nostro paese.
L’Italia
del Riciclo 2011, presentato a Roma agli
inizi di dicembre, è il Rapporto
annuale sul riciclo ed il recupero dei
rifiuti nel nostro paese,
promosso da FISE Unire (l’Associazione
di Confindustria che rappresenta le
aziende del recupero rifiuti) e dalla
Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile,
è stato realizzato con il
Patrocinio del Ministero dell'Ambiente,
del Ministero dello Sviluppo Economico e
di ISPRA.
Il
rapporto “L’Italia del Riciclo 2011”
parte analizzando
le strategie europee in tema di
riciclaggio e di efficienza
nell’uso delle risorse e valorizza
il concetto di rifiuto, non
più riconducibile all’idea di
scarto indesiderato, bensì di risorsa.
L’analisi è dettagliata e
suddivisa per ciascun comparto per il
quale vengono esaminati i dati e le
previsioni sulla situazione
internazionale e nazionale.
Una
parte del rapporto è anche
dedicata ad un approfondimento specifico
sulla gestione dei rifiuti in Germania,
Paese che ha adottato l’approccio
dell’economia circolare.
L’indagine
si chiude infine con la segnalazione
delle aziende che utilizzano pratiche e
tecnologie di riciclo innovative, con
l’obiettivo di fornire spunti utili ad
orientare il Paese nella ricerca di
soluzioni efficaci e percorribili.
Dal
quadro che emerge dal rapporto L’Italia
del riciclo 2011 il settore del riciclo
rifiuti italiano è vittima, negli
ultimi anni, di un andamento
oscillante, come molti altri
settori economici in questo particolare
momento storico.
Nel
2010
il settore del riciclo ha fatto
registrare una crescita
dopo aver subito un calo nel 2009.
L’importante flessione che ha
caratterizzato il settore nel 2009
(-25%) è stata pienamente
recuperata nel 2010, anno in cui sono
stati sottratti alla discarica quasi 34 milioni
di tonnellate di rifiuti,
facendo registrare un +40% rispetto al
2009.
Si
sono registrati trend positivi per quasi
tutti i settori di recupero: +67,9% per
i rottami ferrosi, + 18% per alluminio,
+9,3% per la carta, +15,4% per il legno
e + 7,5% per il vetro. Solo la plastica
è in lieve calo, con un -0,7%
rispetto all'anno precedente. Il 2010
ha, inoltre, segnato il decollo del
sistema di raccolta e gestione dei RAEE
(Rifiuti da Apparecchiature Elettriche
ed Elettroniche) con una raccolta di
245.000 tonnellate, che ha consentito di
raggiungere l’obiettivo europeo dei 4
chilogrammi pro-capite. In crescita
anche il recupero dell'organico: si
stima che la raccolta differenziata
dell’umido e del verde abbia raggiunto 3
milioni di tonnellate nel 2010.
La fase di
ripresa, che aveva connotato il 2010,
sembra essersi fermata. I dati
relativi al 2011 infatti risentono
dell’attuale congiuntura negativa dal
punto di vista economico-finanziario,
che determina una flessione delle
produzioni e dei consumi. I dati finora
raccolti nel 2011 non fanno ben sperare,
si intravedono segnali di crisi per il
settore, dovuta ad una flessione della
domanda di materie prime ricavate dai
rifiuti.
Nonostante
questi scenari negativi, puntare sulla “green
economy” viene considerata
comunque una scelta strategica per
il futuro industriale del nostro paese e
dell’Europa.
Nell’Unione
europea sono stati generati, nel 2008
(ultimo dato ufficiale aggregato
disponibile), circa 2 miliardi e 400
milioni di tonnellate di rifiuti. Il 69%
del totale, si tratta di oltre 1
miliardo e 650 milioni di tonnellate,
proviene dal settore
dell’attività mineraria ed
estrattiva e dall’attività di
costruzione e demolizione.
Considerando
le quantità di rifiuti prodotti,
appare chiara la necessità di promuovere
politiche di gestione dei rifiuti
basate sulla sostenibilità
ambientale.
Coniugare
economia e sostenibilità
ambientale risulta infatti
indispensabile per diminuire la
dipendenza del nostro Paese dall’estero
nel reperimento delle materie prime, ma
anche per rilanciare l’economica e
contribuire a ridurre gli impatti
negativi dello sfruttamento dei
materiali vergini e dello smaltimento in
discarica.
Test su un
nuovo tipo di raccolta della
spazzatura.
Se alcune attività sono sempre
state svolte in un modo, non è
detto che sia per forza quello il
migliore per farle. Lo sa bene Corinne
Valls, sindaco di Romainville,
cittadina francese di 23.000 abitanti
situata nella periferia nord di Parigi,
che ha avviato
un metodo sperimentale per la raccolta
dei rifiuti: un sistema “ad
aspirazione pneumatica”, ideato
in Svezia nel 1961.
Collocate
a coppie di due, un centinaio di colonnine
sostituiscono i ben conosciuti
cassonetti: una è
dedicata alla raccolta dell’umido,
mentre l’altra accoglie tutti i materiali
riciclabili. Una volta che le
colonnine hanno raggiunto il peso
massimo di contenimento dei rifiuti, i
sacchetti vengono aspirati da
una corrente d’aria e un
elaborato sistema di tubi sotterraneo li
trasporta per quattro chilometri a una
velocità di 70 km/h.
Giunta
al collettore centrale, la spazzatura
viene ulteriormente differenziata
grazie a dispositivi meccanici, compattata
e caricata su camion per essere
trasportata, una volta al
giorno, verso i centri di trattamento
per i materiali riciclabili e gli
inceneritori.
Questa
innovativa pratica risparmia
all’ambiente notevoli danni e
contribuisce a migliorare la
qualità della vita: meno camion
per la raccolta, meno smog, meno
accatastarsi di rifiuti per le
strade, meno odori sgradevoli,
miglioramento del servizio di
smaltimento, attivando il sistema 24 ore
su 24 per tutti i giorni dell’anno.
Inoltre,
secondo il sindaco di Romainville, si
stima che il nuovo metodo possa far
risparmiare 120€ l’anno a ciascun
cittadino. Ben vengano, dunque,
queste tecnologie intelligenti. In
Italia, la sperimentazione doveva
partire nel 2010 per la città di
Roma: per ora, solo gli abitanti dell’Eurosky,
il grattacielo ecocompatibile
attualmente in costruzione,
beneficeranno in futuro della raccolta
dei rifiuti “ad aspirazione pneumatica”.
DIMAGRIRE I RIFIUTI DEI NOSTRI
PASTI IN RISTORANTE, PORTANDOCI A CASA I
RESTI
Dalla
Provincia autonoma di Trento un'azione
per il recupero dei resti dei pasti:
“Rigustami a casa” diminuisce i rifiuti
dei ristoranti e prolunga a livello
domestico il piacere del “pasto fuori”.
La
crisi economica ci costringe a diminuire
i consumi inessenziali. Molto
probabilmente tendiamo (e tenderemo) a
diminuire i pasti fuori casa.
Ci
farà piacere almeno sapere che
qualcosa comincia a muoversi per rendere
più sostenibile sul terreno
ambientale quel pasto al ristorante con
la famiglia che ci pesa sul piano
economico. Sappiamo che scegliere
prodotti locali e stagionali è il
modo migliore per abbinare gusti e
sapori genuini e prezzi più
convenienti, sviluppo dell'economia
primaria locale e minor impatto del
trasporto. Ora una iniziativa della
Provincia autonoma di Trento amplia il
terreno della sostenibilità della
ristorazione sul terreno della riduzione
dei rifiuti, del contenimento delle
eccedenze alimentari e dell'impatto
complessivo del pasto.
Il
percorso è stato preparato da un
tavolo di lavoro - avviato ad aprile
2011 - con le principali associazioni di
categoria della ristorazione
(rivolgendosi, per ora, a ristoranti e
pizzerie, agriturismi, alberghi e
strutture ricettive nelle quali il
servizio di ristorazione non sia
destinato solo agli ospiti), con lo
scopo di attivare un progetto di
sostenibilità ambientale rivolto
agli operatori, denominato
“Ecoristorazione Trentino”.
Esso
punta ad aumentare l'attenzione ai temi
ambientarli del servizio di
ristorazione, attraverso la riduzione
dei rifiuti (in particolare della
frazione organica), puntando però
anche sulla promozione di prodotti del
territorio “a km-zero”, sulla riduzione
dei consumi idrici, sulla valorizzazione
dell’acqua di rete, sull’utilizzo di
prodotti/servizi ecologici, sul
coinvolgimento della clientela
nell’attuazione di “buone pratiche”.
All'inizio
del 2012 avverranno i rilasci del
marchio agli esercizi campione (si sta
predisponendo il sistema di
certificazione). A seguire esso
potrà essere richiesto alla
Provincia dagli altri esercizi operanti
in Trentino: esso verrà
rilasciato previa verifica del rispetto
delle azioni dal disciplinare.
Per
la definizione del disciplinare si
è svolta una sperimentazione
avvenuta nell'estate - autunno 2011.
Alcuni esercizi campione hanno
sperimentato la possibilità di
soddisfare alcuni requisiti obbligatori
e raggiungere un punteggio minimo
complessivo tramite il soddisfacimento
di alcuni requisiti facoltativi. I
requisiti hanno coinvolto le seguenti
aree e priorità:
Rifiuti:
priorità alla riduzione, in
particolare della frazione organica
Alimenti
e bevande: priorità
ai prodotti biologici, locali,
solidali
Energia
e acqua: priorità al
risparmio energetico ed idrico
Acquisti
non alimentari:
priorità ai prodotti verdi
Informazione,
comunicazione, educazione
ambientale: coinvolgimento
della clientela nelle buone pratiche
ambientali.
La
sperimentazione ha consentito di
valutare la fattibilità tecnica,
economica e organizzativa delle azioni
di riduzione dell’impatto ambientale
proposte.
Si
sta ora procedendo con l’implementazione
degli strumenti di verifica e
monitoraggio e con la sensibilizzazione
e la formazione dei ristoratori e la
promozione del marchio.
In
questo quadro, nei ristoranti che
aderiscono è partita l'iniziativa
“Ri-gustami a casa: col tuo cibo riempi
il frigo non il cestino” (una delle
azioni di maggiore importanza del
progetto “Ecoristorazione Trentino”): ai
clienti è offerta la
possibilità di “portarsi a casa”
la parte non consumata del loro
pasto. I ristoratori
interessati possono richiedere alla
Provincia di Trento i materiali
promozionali (disponibili da agosto
2011), promuovere così presso la
clientela il gesto di portare a casa il
cibo non consumato e, allo scopo,
offrire ai clienti che ne fanno
richiesta le eco-vaschette (in
carta proveniente da foreste certificate
FSC e totalmente compostabile e
garantite sul piano igienico-sanitario
dall'Azienda Provinciale per i Servizi
Sanitari).
Un
gesto semplice, vantaggioso per tutti:
il ristoratore ha meno rifiuto organico
da gestire e il cliente riempie il frigo
con ciò che finirebbe tra gli
scarti. Si tratta di una iniziativa
relativamente nuova, ma ritengo che
possa fare da apripista, perchè
fa incontrare una domanda ed un'offerta
sempre più forti nel nostro
paese.
Infatti
sono sempre di più le persone
attente alla sostenibilità
ambientale delle loro scelte che cercano
ristoranti, pizzerie, agriturismi e
rist-hotel in grado di soddisfare questa
loro domanda perchè impegnati dal
punto di vista della riduzione dei
rifiuti e più in generale
dell’ecologia e del rispetto
dell’ambiente.
Lo stop ai sacchetti di plastica ha
consentito la diffusione su scala
nazionale di sacchetti in bioplastica,
contenenti, tra l’altro, componenti
vegetali come gli amidi e gli oli
vegetali.
Purtroppo
con la messa al bando delle buste di
plastica, si è verificato anche
il proliferare di “finti” sacchetti di
bioplastica, meno costosi per chi li
acquista, ma non compostabili. Si tratta
di prodotti fabbricati a partire da
plastiche tradizionali, addizionate con
specifici additivi che ne favoriscono la
frammentazione.
Le
materie prime utilizzate quindi costano
pochissimo, ma spesso vengono venduti
allo stesso prezzo di un sacchetto
realmente biodegradabile e compostabile,
a tutta insaputa del consumatore che fa
la spesa e del cittadino che li utilizza
per la raccolta dell’organico o li
differenzia nella frazione organica.
Quando questi sacchetti finiscono in
compostaggio insieme agli scarti di
cucina, compromettono fortemente la
qualità del compost.
Un
sacchetto in bioplastica che rispetti la
norma
EN 13432 ed EN14995, per l'area europea
(o A5TM D6400, per gli Stati Uniti) deve
aver ottenuto una certificazione di
terza parte della
biodegradabilità e
compostabilità del sacchetto:
La
biodegradabilità
è la capacità di
sostanze e materiali organici di
essere degradati in sostanze
più semplici mediante
l’attività enzimatica di
microrganismi.
La
compostabilità
è la capacità di una
materiale organico di trasformarsi,
a contatto con l’aria e altri
rifiuti organici, in compost, un
terriccio ricco di sostanze
organiche che può essere
impiegato come fertilizzante.
Gli
shopper conformi alla normativa vigente
sono
riconoscibili grazie ai loghiOK
Compost, Compostable Logo o Compostabile
CIC, che possono essere impressi
sul sacchetto solo quando il prodotto
è stato certificato come
biodegradabile e compostabile da uno dei
seguenti enti: CIC-Certiquality (Italia)
DIN CERTCO (Germania), VINÇOTTE
(Belgio), BPI WORLD (Usa). Inoltre, i
loghi sono dotati di un codice seguito
da un numero (5xx o 7wxx) che assicura
la tracciabilità
del prodotto; consente
cioè di risalire a tutti i
passaggi della catena di produzione del
sacchetto.
Alle 7 onlus
coinvolte il progetto ha portato un
risparmio di quasi 90.000 euro,
destinando gli alimenti recuperati alle
170 persone ospitate
Sono state oltre 3,6 le tonnellate di cibo
recuperato da Hera nel 2011 grazie al
progetto “CiboAmico”, con cui si
recuperano
i pasti preparati ma non consumati nelle
mense Hera. L’attività
è realizzata dal Gruppo con il
supporto di Last Minute Market,
società spin-off
dell’Università di Bologna che
promuove la lotta allo spreco e la
sostenibilità ambientale, e la
collaborazione di Concerta, la
società che gestisce le mense di
Hera.
I numeri
di CiboAmico 35 pasti
completi al giorno recuperati nelle 5
mense Hera coinvolte, per un
totale di circa 9.000 all’anno, donati a
onlus del territorio. Questi sono alcuni
dei numeri che hanno caratterizzato
“CiboAmico” nel 2011, secondo anno di
attività dell'iniziativa che Hera
ha promosso per il recupero degli alimenti
non consumati nelle proprie mense
aziendali, a favore di associazioni onlus
che operano sul territorio verso persone
che vivono situazioni di
difficoltà, con conseguenti
benefici sociali, economici e ambientali,
a partire dalla prevenzione della
produzione di rifiuti e dal riutilizzo
delle eccedenze. Sono stati infatti recuperati,
e quindi non
gestiti come rifiuto, 3,6 tonnellate di
prodotti cotti e crudi, che hanno
permesso di evitare lo spreco di quasi 9
milioni di litri d’acqua, il consumo di
risorse pari a più di 127.000 metri
quadrati di terreno, la mancata
liberazione nell'atmosfera di più
di 15.000 chilogrammi di anidride
carbonica equivalente, per la cui
neutralizzazione sarebbe necessaria una
superficie boschiva pari a circa 28 campi
da calcio.
Le onlus
coinvolte
Il progetto è stato avviato a
Bologna, presso la mensa aziendale Hera di
viale Berti Pichat, nel novembre 2009 e si
è poi allargato successivamente
alle mense Hera di Granarolo dell’Emilia,
Imola, Rimini e Ferrara. In quest’ultima
città il progetto è attivo
da ottobre 2011. Le associazioni onlus
destinatarie degli alimenti sono
attualmente 7, per un totale di oltre 170
persone ospitate: Fraternità
Cristiana Opera di Padre Marella -
Città dei Ragazzi (Bologna e
Granarolo dell’Emilia), la Comunità
l’Arcobaleno dell’Associazione Arca
(Granarolo dell’Emilia), l’Associazione il
Piccolo Principe (Bologna), l’Associazione
Comunità Papa Giovanni 23°
(Imola e Rimini), Associazione Viale K
(Ferrara). Dall’inizio
del progetto a tutto il 2011 sono stati
complessivamente donati circa 17.200
pasti, per un valore economico
complessivo di oltre 67.000 euro.
CiboAmico
a Bologna
Più del 60% dei pasti
complessivamente recuperati provengono
dalle mense Hera di Bologna e Granarolo
dell’Emilia. In entrambi i casi, collabora
al progetto l’Opera di Padre Marella, che
utilizza gli alimenti nella struttura di
pronto soccorso sociale per adulti in
stato di disagio e con particolari
difficoltà economiche ed abitative
e per la Comunità terapeutica di
Granarolo. Inoltre beneficiano
dell’iniziativa la Comunità
Arcobaleno dell’Associazione Arca, sempre
a Granarolo e la struttura di Bologna
della Comunità educativa
dell’Associazione Piccolo Principe.
Complessivamente queste comunità
ospitano circa 103 persone. Nel
monitoraggio effettuato sull’andamento del
progetto, le 3 onlus bolognesi coinvolte
hanno espresso una generale soddisfazione
verso l’iniziativa, in particolare
sottolineando il risparmio ottenuto in
termini economici che ha, di conseguenza,
permesso di investire le risorse
risparmiate in altri progetti e la
possibilità di fare partecipare i
propri utenti all’attività di
recupero. Il valore economico dei pasti
donati è stato infatti pari a circa
20.000 euro nel solo 2011.
Per Filippo
Bocchi, Direttore Corporate
Social Responsibility del Gruppo Hera,
“Questo progetto non ha che aspetti
positivi: evita lo spreco di alimenti,
riducendo i rifiuti prodotti, e consente
di creare una rete solidale sul territorio
tra soggetti diversi a costo zero. E’
nostra intenzione estendere questa
esperienza alle aziende di ristorazione
che gestiscono mense interaziendali
frequentate dai lavoratori di Hera”.
“In media - evidenzia il prof. Andrea
Segrè, preside della
Facoltà di Agraria
dell'Università di Bologna e
presidente di Last Minute Market,
riprendendo le stime del “Libro nero dello
spreco in Italia: il Cibo (Edizioni
Ambiente)“- ogni anno si gettano nella
spazzatura 11 miliardi di euro, pari
allo 0,72% del Pil. Sono 17
milioni di tonnellate di alimenti che
finiscono nella spazzatura e che
potrebbero invece avere un destino
diverso: “CiboAmico” realizzato con Hera
è la dimostrazione che si
può fare qualcosa per trasformare
lo spreco in risorsa. Questo progetto si
inserisce pienamente nella
responsabilità sociale condivisa a
livello territoriale: istituzioni,
imprese, società civile condividono
un’iniziativa che coniuga la
sostenibilità (meno rifiuti) e la
solidarietà (più aiuti ai
bisognosi). CiboAmico si inserisce dunque
a pieno titolo nella campagna europea “un
anno contro lo spreco” e nella Risoluzione
contro lo spreco alimentare appena
approvata dal parlamento Europeo”.