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Marzo 2012
L’ITALIA DEL RICICLO 2011

Il Rapporto annuale sul riciclo ed il recupero dei rifiuti nel nostro paese.

L’Italia del Riciclo 2011, presentato a Roma agli inizi di dicembre, è il Rapporto annuale sul riciclo ed il recupero dei rifiuti nel nostro paese, promosso da FISE Unire (l’Associazione di Confindustria che rappresenta le aziende del recupero rifiuti) e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, è stato realizzato con il Patrocinio del Ministero dell'Ambiente, del Ministero dello Sviluppo Economico e di ISPRA.



Il rapporto “L’Italia del Riciclo 2011” parte analizzando le strategie europee in tema di riciclaggio e di efficienza nell’uso delle risorse e valorizza il concetto di rifiuto, non più riconducibile all’idea di scarto indesiderato, bensì di risorsa. L’analisi è dettagliata e suddivisa per ciascun comparto per il quale vengono esaminati i dati e le previsioni sulla situazione internazionale e nazionale.



Una parte del rapporto è anche dedicata ad un approfondimento specifico sulla gestione dei rifiuti in Germania, Paese che ha adottato l’approccio dell’economia circolare.



L’indagine si chiude infine con la segnalazione delle aziende che utilizzano pratiche e tecnologie di riciclo innovative, con l’obiettivo di fornire spunti utili ad orientare il Paese nella ricerca di soluzioni efficaci e percorribili.



Dal quadro che emerge dal rapporto L’Italia del riciclo 2011 il settore del riciclo rifiuti italiano è vittima, negli ultimi anni, di un andamento oscillante, come molti altri settori economici in questo particolare momento storico. 



Nel 2010 il settore del riciclo ha fatto registrare una crescita dopo aver subito un calo nel 2009. L’importante flessione che ha caratterizzato il settore nel 2009 (-25%) è stata pienamente recuperata nel 2010, anno in cui sono stati sottratti alla discarica quasi 34 milioni di tonnellate di rifiuti, facendo registrare un +40% rispetto al 2009. 



Si sono registrati trend positivi per quasi tutti i settori di recupero: +67,9% per i rottami ferrosi, + 18% per alluminio, +9,3% per la carta, +15,4% per il legno e + 7,5% per il vetro. Solo la plastica è in lieve calo, con un -0,7% rispetto all'anno precedente. Il 2010 ha, inoltre, segnato il decollo del sistema di raccolta e gestione dei RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) con una raccolta di 245.000 tonnellate, che ha consentito di raggiungere l’obiettivo europeo dei 4 chilogrammi pro-capite. In crescita anche il recupero dell'organico: si stima che la raccolta differenziata dell’umido e del verde abbia raggiunto 3 milioni di tonnellate nel 2010. 



La fase di ripresa, che aveva connotato il 2010, sembra essersi fermata. I dati relativi al 2011 infatti risentono dell’attuale congiuntura negativa dal punto di vista economico-finanziario, che determina una flessione delle produzioni e dei consumi. I dati finora raccolti nel 2011 non fanno ben sperare, si intravedono segnali di crisi per il settore, dovuta ad una flessione della domanda di materie prime ricavate dai rifiuti.



Nonostante questi scenari negativi, puntare sulla “green economy” viene considerata comunque una scelta strategica per il futuro industriale del nostro paese e dell’Europa.



Nell’Unione europea sono stati generati, nel 2008 (ultimo dato ufficiale aggregato disponibile), circa 2 miliardi e 400 milioni di tonnellate di rifiuti. Il 69% del totale, si tratta di oltre 1 miliardo e 650 milioni di tonnellate, proviene dal settore dell’attività mineraria ed estrattiva e dall’attività di costruzione e demolizione.



Considerando le quantità di rifiuti prodotti, appare chiara la necessità di promuovere politiche di gestione dei rifiuti basate sulla sostenibilità ambientale.



Coniugare economia e sostenibilità ambientale risulta infatti indispensabile per diminuire la dipendenza del nostro Paese dall’estero nel reperimento delle materie prime, ma anche per rilanciare l’economica e contribuire a ridurre gli impatti negativi dello sfruttamento dei materiali vergini e dello smaltimento in discarica.

Testo di questo numero a cura di Stefania Calleri

Per scaricare il rapporto L’Italia del Riciclo 2011
 www.fondazionesvilupposostenibile.org/documenti

Fonte: sito ufficiale www.arpat.toscana.it

Articolo scritto da di Stefania Calleri, reperibile al link 
www.arpat.toscana.it/notizie/arpatnews/2012/009-12/009-12-l2019italia-del-riciclo-2011
Per informazioni www.arpat.toscana.it/contact-info


LA FRANCIA MANDA IN PENSIONE I CASSONETTI?

Test su un nuovo tipo di raccolta della spazzatura.

Se alcune attività sono sempre state svolte in un modo, non è detto che sia per forza quello il migliore per farle. Lo sa bene Corinne Valls, sindaco di Romainville, cittadina francese di 23.000 abitanti situata nella periferia nord di Parigi, che ha avviato un metodo sperimentale per la raccolta dei rifiuti: un sistema “ad aspirazione pneumatica”, ideato in Svezia nel 1961.

Collocate a coppie di due, un centinaio di colonnine sostituiscono i ben conosciuti cassonetti: una è dedicata alla raccolta dell’umido, mentre l’altra accoglie tutti i materiali riciclabili. Una volta che le colonnine hanno raggiunto il peso massimo di contenimento dei rifiuti, i sacchetti vengono aspirati da una corrente d’aria e un elaborato sistema di tubi sotterraneo li trasporta per quattro chilometri a una velocità di 70 km/h.

Giunta al collettore centrale, la spazzatura viene ulteriormente differenziata grazie a dispositivi meccanici, compattata e caricata su camion per essere trasportata, una volta al giorno, verso i centri di trattamento per i materiali riciclabili e gli inceneritori.

Questa innovativa pratica risparmia all’ambiente notevoli danni e contribuisce a migliorare la qualità della vita: meno camion per la raccolta, meno smog, meno accatastarsi di rifiuti per le strade, meno odori sgradevoli, miglioramento del servizio di smaltimento, attivando il sistema 24 ore su 24 per tutti i giorni dell’anno.

Inoltre, secondo il sindaco di Romainville, si stima che il nuovo metodo possa far risparmiare 120€ l’anno a ciascun cittadino. Ben vengano, dunque, queste tecnologie intelligenti. In Italia, la sperimentazione doveva partire nel 2010 per la città di Roma: per ora, solo gli abitanti dell’Eurosky, il grattacielo ecocompatibile attualmente in costruzione, beneficeranno in futuro della raccolta dei rifiuti “ad aspirazione pneumatica”.

Fonte: sito ufficiale www.tuttogreen.it
Articolo scritto da Jessica Ingrami il 24 dicembre 2011, reperibile al link  www.tuttogreen.it/la-francia-manda-in-pensione-i-cassonetti-test-su-un-nuovo-tipo-di-raccolta-della-spazzatura/
Per informazioni www.tuttogreen.it/rassegna-stampa-tuttogreen-dicono-di-noi/

Altre esperienze della raccolta pneumatica dei rifiuti sono state messe in atto da città come Madrid, Barcellona, Siviglia, Seul e Singapore ( http://eco.myblog.it/archive/2009/12/28/raccolta-pneumatica-dei-rifiuti.html) e si auspica presto una sua applicazione in Italia.
Città come Roma e Milano da tempo ne stanno pensando l’attuazione ( www.greenews.info/prodotti/la-raccolta-automatica-dei-rifiuti-approda-in-italia-20100714/).

DIMAGRIRE I RIFIUTI DEI NOSTRI PASTI IN RISTORANTE, PORTANDOCI A CASA I RESTI

Dalla Provincia autonoma di Trento un'azione per il recupero dei resti dei pasti: “Rigustami a casa” diminuisce i rifiuti dei ristoranti e prolunga a livello domestico il piacere del “pasto fuori”.

La crisi economica ci costringe a diminuire i consumi inessenziali. Molto probabilmente tendiamo (e tenderemo) a diminuire i pasti fuori casa.

Ci farà piacere almeno sapere che qualcosa comincia a muoversi per rendere più sostenibile sul  terreno ambientale quel pasto al ristorante con la famiglia che ci pesa sul piano economico.
Sappiamo che scegliere prodotti locali e stagionali è il modo migliore per abbinare gusti e sapori genuini e prezzi più convenienti, sviluppo dell'economia primaria locale e minor impatto del trasporto. Ora una iniziativa della Provincia autonoma di Trento amplia il terreno della sostenibilità della ristorazione sul terreno della riduzione dei rifiuti, del contenimento delle eccedenze alimentari e dell'impatto complessivo del pasto.

Il percorso è stato preparato da un tavolo di lavoro - avviato ad aprile 2011 - con le principali associazioni di categoria della ristorazione (rivolgendosi, per ora, a ristoranti e pizzerie, agriturismi, alberghi e strutture ricettive nelle quali il servizio di ristorazione non sia destinato solo agli ospiti), con lo scopo di attivare un progetto di sostenibilità ambientale rivolto agli operatori, denominato “Ecoristorazione Trentino”.

Esso punta ad aumentare l'attenzione ai temi ambientarli del servizio di ristorazione, attraverso la riduzione dei rifiuti (in particolare della frazione organica), puntando però anche sulla promozione di prodotti del territorio “a km-zero”, sulla riduzione dei consumi idrici, sulla valorizzazione dell’acqua di rete, sull’utilizzo di prodotti/servizi ecologici, sul coinvolgimento della clientela nell’attuazione di “buone pratiche”.

All'inizio del 2012 avverranno i rilasci del marchio agli esercizi campione (si sta predisponendo il sistema di certificazione). A seguire esso potrà essere richiesto alla Provincia dagli altri esercizi operanti in Trentino: esso verrà rilasciato previa verifica del rispetto delle azioni dal disciplinare.

Per la definizione del disciplinare si è svolta una sperimentazione avvenuta nell'estate - autunno 2011. Alcuni esercizi campione hanno sperimentato la possibilità di soddisfare alcuni requisiti obbligatori e raggiungere un punteggio minimo complessivo tramite il soddisfacimento di alcuni requisiti facoltativi. I requisiti hanno coinvolto le seguenti aree e priorità:

  • Rifiuti: priorità alla riduzione, in particolare della frazione organica

  • Alimenti e bevande: priorità ai prodotti biologici, locali, solidali

  • Energia e acqua: priorità al risparmio energetico ed idrico

  • Acquisti non alimentari: priorità ai prodotti verdi

  • Informazione, comunicazione, educazione ambientale: coinvolgimento della clientela nelle buone pratiche ambientali.

La sperimentazione ha consentito di valutare la fattibilità tecnica, economica e organizzativa delle azioni di riduzione dell’impatto ambientale proposte.

Si sta ora procedendo con l’implementazione degli strumenti di verifica e monitoraggio e con la sensibilizzazione e la formazione dei ristoratori e la promozione del marchio.

In questo quadro, nei ristoranti che aderiscono è partita l'iniziativa “Ri-gustami a casa: col tuo cibo riempi il frigo non il cestino” (una delle azioni di maggiore importanza del progetto “Ecoristorazione Trentino”): ai clienti è offerta la  possibilità di “portarsi a casa” la parte  non consumata del loro pasto.   I ristoratori interessati possono richiedere alla Provincia di Trento i materiali promozionali (disponibili da agosto 2011), promuovere così presso la clientela il gesto di portare a casa il cibo non consumato e, allo scopo, offrire ai clienti che ne fanno richiesta le  eco-vaschette (in carta proveniente da foreste certificate FSC e totalmente compostabile e garantite sul piano igienico-sanitario dall'Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari). 

Un gesto semplice, vantaggioso per tutti: il ristoratore ha meno rifiuto organico da gestire e il cliente riempie il frigo con ciò che finirebbe tra gli scarti. Si tratta di una iniziativa relativamente nuova, ma ritengo che possa fare da apripista, perchè fa incontrare una domanda ed un'offerta sempre più forti nel nostro paese.

Infatti sono sempre di più le persone attente alla sostenibilità ambientale delle loro scelte che cercano ristoranti, pizzerie, agriturismi e rist-hotel in grado di soddisfare questa loro domanda perchè impegnati dal punto di vista della riduzione dei rifiuti e più in generale dell’ecologia e del rispetto dell’ambiente.

Fonte: sito ufficiale www.rifiutilab.it
Articolo scritto da di Mario Santi il giorno 11 gennaio 2012, reperibile al link www.rifiutilab.it/dettaglio_doc.asp?id=2816&menuindex
Per informazioni www.rifiutilab.it/contatti.asp

SHOPPER: COSA SI INTENDE PER “BIO”?

Come riconoscere i nuovi sacchetti per la spesa.

Lo stop ai sacchetti di plastica ha consentito la diffusione su scala nazionale di sacchetti in bioplastica, contenenti, tra l’altro, componenti vegetali come gli amidi e gli oli vegetali.

Purtroppo con la messa al bando delle buste di plastica, si è verificato anche il proliferare di “finti” sacchetti di bioplastica, meno costosi per chi li acquista, ma non compostabili. Si tratta di prodotti fabbricati a partire da plastiche tradizionali, addizionate con specifici additivi che ne favoriscono la frammentazione.

Le materie prime utilizzate quindi costano pochissimo, ma spesso vengono venduti allo stesso prezzo di un sacchetto realmente biodegradabile e compostabile, a tutta insaputa del consumatore che fa la spesa e del cittadino che li utilizza per la raccolta dell’organico o li differenzia nella frazione organica. Quando questi sacchetti finiscono in compostaggio insieme agli scarti di cucina, compromettono fortemente la qualità del compost.

Un sacchetto in bioplastica che rispetti la norma EN 13432 ed EN14995, per l'area europea (o A5TM D6400, per gli Stati Uniti) deve aver ottenuto una certificazione di terza parte della biodegradabilità e compostabilità del sacchetto:

  • La biodegradabilità è la capacità di sostanze e materiali organici di essere degradati in sostanze più semplici mediante l’attività enzimatica di microrganismi.

  • La compostabilità è la capacità di una materiale organico di trasformarsi, a contatto con l’aria e altri rifiuti organici, in compost, un terriccio ricco di sostanze organiche che può essere impiegato come fertilizzante.

Gli shopper conformi alla normativa vigente sono riconoscibili grazie ai loghi OK Compost, Compostable Logo o Compostabile CIC, che possono essere impressi sul sacchetto solo quando il prodotto è stato certificato come biodegradabile e compostabile da uno dei seguenti enti: CIC-Certiquality (Italia) DIN CERTCO (Germania), VINÇOTTE (Belgio), BPI WORLD (Usa). Inoltre, i loghi sono dotati di un codice seguito da un numero (5xx o 7wxx) che assicura la tracciabilità del prodotto; consente cioè di risalire a tutti i passaggi della catena di produzione del sacchetto.

Fonte: sito ufficiale www.rifiutilab.it
Articolo scritto da di Rosa Vicari il giorno 22 Dicembre 2011, reperibile al link www.acquistiverdi.it/news/2011/12/22/shopper_cosa_si_intende_per_bi7124
Per informazioni www.acquistiverdi.it/chi_siamo

CIBOAMICO: DONATI DA HERA 9.000 PASTI NEL 2011

Alle 7 onlus coinvolte il progetto ha portato un risparmio di quasi 90.000 euro, destinando gli alimenti recuperati alle 170 persone ospitate

Sono state oltre 3,6 le tonnellate di cibo recuperato da Hera nel 2011 grazie al progetto “CiboAmico”, con cui si recuperano i pasti preparati ma non consumati nelle mense Hera. L’attività è realizzata dal Gruppo con il supporto di Last Minute Market, società spin-off dell’Università di Bologna che promuove la lotta allo spreco e la sostenibilità ambientale, e la collaborazione di Concerta, la società che gestisce le mense di Hera.

I numeri di CiboAmico
35 pasti completi al giorno recuperati nelle 5 mense Hera coinvolte, per un totale di circa 9.000 all’anno, donati a onlus del territorio. Questi sono alcuni dei numeri che hanno caratterizzato “CiboAmico” nel 2011, secondo anno di attività dell'iniziativa che Hera ha promosso per il recupero degli alimenti non consumati nelle proprie mense aziendali, a favore di associazioni onlus che operano sul territorio verso persone che vivono situazioni di difficoltà, con conseguenti benefici sociali, economici e ambientali, a partire dalla prevenzione della produzione di rifiuti e dal riutilizzo delle eccedenze. Sono stati infatti recuperati, e quindi non gestiti come rifiuto, 3,6 tonnellate di prodotti cotti e crudi, che hanno permesso di evitare lo spreco di quasi 9 milioni di litri d’acqua, il consumo di risorse pari a più di 127.000 metri quadrati di terreno, la mancata liberazione nell'atmosfera di più di 15.000 chilogrammi di anidride carbonica equivalente, per la cui neutralizzazione sarebbe necessaria una superficie boschiva pari a circa 28 campi da calcio.

Le onlus coinvolte
Il progetto è stato avviato a Bologna, presso la mensa aziendale Hera di viale Berti Pichat, nel novembre 2009 e si è poi allargato successivamente alle mense Hera di Granarolo dell’Emilia, Imola, Rimini e Ferrara. In quest’ultima città il progetto è attivo da ottobre 2011. Le associazioni onlus destinatarie degli alimenti sono attualmente 7, per un totale di oltre 170 persone ospitate: Fraternità Cristiana Opera di Padre Marella - Città dei Ragazzi (Bologna e Granarolo dell’Emilia), la Comunità l’Arcobaleno dell’Associazione Arca (Granarolo dell’Emilia), l’Associazione il Piccolo Principe (Bologna), l’Associazione Comunità Papa Giovanni 23° (Imola e Rimini), Associazione Viale K (Ferrara).
Dall’inizio del progetto a tutto il 2011 sono stati complessivamente donati circa 17.200 pasti, per un valore economico complessivo di oltre 67.000 euro.

CiboAmico a Bologna
Più del 60% dei pasti complessivamente recuperati provengono dalle mense Hera di Bologna e Granarolo dell’Emilia. In entrambi i casi, collabora al progetto l’Opera di Padre Marella, che utilizza gli alimenti nella struttura di pronto soccorso sociale per adulti in stato di disagio e con particolari difficoltà economiche ed abitative e per la Comunità terapeutica di Granarolo. Inoltre beneficiano dell’iniziativa la Comunità Arcobaleno dell’Associazione Arca, sempre a Granarolo e la struttura di Bologna della Comunità educativa dell’Associazione Piccolo Principe. Complessivamente queste comunità ospitano circa 103 persone. Nel monitoraggio effettuato sull’andamento del progetto, le 3 onlus bolognesi coinvolte hanno espresso una generale soddisfazione verso l’iniziativa, in particolare sottolineando il risparmio ottenuto in termini economici che ha, di conseguenza, permesso di investire le risorse risparmiate in altri progetti e la possibilità di fare partecipare i propri utenti all’attività di recupero. Il valore economico dei pasti donati è stato infatti pari a circa 20.000 euro nel solo 2011.

Per Filippo Bocchi, Direttore Corporate Social Responsibility del Gruppo Hera, “Questo progetto non ha che aspetti positivi: evita lo spreco di alimenti, riducendo i rifiuti prodotti, e consente di creare una rete solidale sul territorio tra soggetti diversi a costo zero. E’ nostra intenzione estendere questa esperienza alle aziende di ristorazione che gestiscono mense interaziendali frequentate dai lavoratori di Hera”.

“In media - evidenzia il prof. Andrea Segrè, preside della Facoltà di Agraria dell'Università di Bologna e presidente di Last Minute Market, riprendendo le stime del “Libro nero dello spreco in Italia: il Cibo (Edizioni Ambiente)“- ogni anno si gettano nella spazzatura 11 miliardi di euro, pari allo 0,72% del Pil. Sono 17 milioni di tonnellate di alimenti che finiscono nella spazzatura e che potrebbero invece avere un destino diverso: “CiboAmico” realizzato con Hera è la dimostrazione che si può fare qualcosa per trasformare lo spreco in risorsa. Questo progetto si inserisce pienamente nella responsabilità sociale condivisa a livello territoriale: istituzioni, imprese, società civile condividono un’iniziativa che coniuga la sostenibilità (meno rifiuti) e la solidarietà (più aiuti ai bisognosi). CiboAmico si inserisce dunque a pieno titolo nella campagna europea “un anno contro lo spreco” e nella Risoluzione contro lo spreco alimentare appena approvata dal parlamento Europeo”.


Fonte: sito ufficiale www.gruppohera.it/gruppo/media/comunicati_stampa/
Comunicato stampa del Gruppo Hera del 24 febbraio 2012
Per informazioni www.gruppohera.it/gruppo/chi_siamo/

 
 
 
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