SI È CONCLUSA LA XIX EDIZIONE DI COMUNI RICICLONI. ECCO LE CLASSIFICHE FINALI
Ben 1.123 comuni vincono l’appellativo di ricicloni 2012 per aver superato il 65% di raccolta differenziata: i dati del dossier.
Il risultato dell'edizione 2012 di Comuni Ricicloni è positivo. Se ai 1.123 comuni ricicloni (1 comune su 7 pari al 13% dei comuni italiani) aggiungessimo i 365 che hanno comunque superato il 60% di raccolta differenziata richiesto dalla normativa per il 2011, arriveremmo alla quota di 1.488 comuni in regola con la legge dello Stato (1 Comune su 5 pari al 18% dei comuni italiani).
Le grandi città Siamo oltre la sperimentazione. Milano è stabile attorno al 34 % e nell’autunno 2012 avvierà la raccolta dell’organico da cucina in alcuni quartieri. Al Sud si mantiene alta Salerno con il 68% di raccolta differenziata. Torino - che non entra nella graduatoria dei comuni ricicloni - supera in media il 40% di raccolta grazie al solo risultato della raccolta porta a porta in alcuni quartieri, mentre nel resto della città la percentuale è ferma sotto il 30% circa. Sempre al palo Roma che dopo l’esaurimento della discarica di Malagrotta è scandalosamente in “emergenza pattume”.
Le Regioni
Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Lombardia e Piemonte le top 5, con alcune variazioni interessanti come il Trentino che sale del 2,7%. Novità della Toscana con l’introduzione di un sistema di raccolta porta a porta in alcuni comuni delle province di Firenze e Pistoia. Tra le altre Regioni a segnare decisi cambi di tendenza si distinguono le Marche con un segno positivo pari a 6,13% e la Sardegna con il segno negativo del 6,35%.
I capoluoghi di provincia ricicloni
Tra i capoluoghi segnalati solo due contano più di 100mila abitanti: Salerno e Novara. Pordenone rimane per il secondo anno consecutivo in vetta alla classifica e Salerno è l’unico capoluogo di Provincia del sud. Per il quarto anno consecutivo, nessuno tra i capoluoghi del centro Italia supera la soglia prevista.
I comuni più piccoli
Continua il trend dei migliori sistemi di gestione dei rifiuti urbani nel nord est del Paese con l'arrivo tra i primi 30 in classifica di due comuni piemontesi. L'anno scorso bisognava scendere fino alla 45a posizione, prima di incontrare un comune che non fosse veneto o trentino.
NOVITÀ DALL’ITALIA
PIATTI E BICCHIERI NELLA DIFFERENZIATA. LA PAROLA A COREPLA: INTERVISTA A GIANLUCA BERTAZZOLI
Una rivoluzione iniziata il 1° maggio: dalle campagne di comunicazione al riciclo di piatti e bicchieri di plastica passando per il carattere non “obbligatorio” dell'estensione. Intervista a Gianluca Bertazzoli, responsabile comunicazione Corepla.
Lo scorso 21 marzo il Comitato di Coordinamento ANCI-CONAI ha deliberato l'estensione della raccolta differenziata a piatti e bicchieri di plastica usa e getta a partire dal 1° maggio 2012. Questa decisione, per molti, sembra sanare una situazione che rappresentava una contraddizione concettuale (la possibilità di conferire gli imballaggi in plastica escludeva infatti piatti e bicchieri). Al di là dei vantaggi comunicativi (in termini di semplificazione del messaggio) che porterà l'estensione della raccolta a piatti e bicchieri, questa decisione rappresenterà per i Comuni un vantaggio dal punto di vista economico: piatti e bicchieri entreranno a far parte dei materiali per cui verranno pagati i corrispettivi Corepla. In attesa di conoscere gli aspetti tecnici riportiamo questa preziosa intervista fatta da “Eco dalle Città” a Gianluca Bertazzoli, responsabile comunicazione Corepla.
Inizierei chiedendole da chi è partita la richiesta di estendere la raccolta differenziata a piatti e bicchieri di plastica?
Si tratta di un'esigenza che avvertivamo sia noi che i Comuni. Era una questione incomprensibile per i cittadini: non c'era occasione in cui non emergesse la difficoltà di spiegare perché nella raccolta differenziata degli imballaggi in plastica potessero finire bottiglie, flaconi e non piatti e bicchieri (rimango comunque escluse le posate ndr).
Un aspetto significativo riguarda il tema della qualità della raccolta differenziata. Piatti e bicchieri potrebbero portare con sé residui di organico che andrebbero ad inquinare la frazione differenziata. A questo proposito chi si occuperà della comunicazione visto che mandano poco più di 30 giorni all'inizio di maggio?
Siamo consapevoli del rischio legato alla qualità della raccolta differenziata. La comunicazione su questo aspetto saremo noi a farla in accordo con Anci. Avvera a copertura nazionale, a mezzo stampa, e con attività più in dettaglio come l'aggiornamento degli elenchi per la raccolta differenziata. Nel nostro messaggio diremo ai cittadini ai cittadini pulisci e svuota piatti e bicchieri del loro contenuto. Non si tratta di lavare i piatti. Piatti e bicchieri usati, infatti, non vanno a inquinare il resto della raccolta fino a quando il residuo che rimane attaccato non è superiore al peso.
L'estensione della raccolta differenziata a piatti e bicchieri non è un obbligo. Nel comunicato infatti si legge che “piatti e i bicchieri di plastica faranno parte dei prodotti che è possibile inserire nella raccolta differenziata degli imballaggi in plastica”. Cosa significa?
L'espressione “possono” non vale solo per piatti e bicchieri. Corepla ha stabilito da tempo un largo elenco di ciò che rientra nella categoria imballaggio (e che noi accettiamo). Se quello che ci arriva rientra in quell'elenco noi lo consideriamo come buono. A sua volta ogni Comune ha provveduto a scrivere un proprio elenco personale che generalmente risulta più restrittivo. Per i motivi più svariati, infatti, ogni Comune può scegliere cosa includere e cosa no.
In base ai dati della Provincia di Torino, il 33% del materiale di plastica raccolto nel territorio provinciale non viene portato al riciclo ma all'incenerimento, perché inadatto alle attuali filiere di recupero. In questo tipo di materiale (plastiche miste) rientrano piatti e bicchieri di plastica. Lei conferma che attualmente a livello nazionale non esiste una filiera del riciclo?
Parto dal dato nazionale: fatto 100 quello che si raccoglie si ricicla il 62% (anno 2011, era il 58% nel 2010). Per il 12% siamo di fronte ad oggetti che non sono imballaggi (es. giocattoli). Il 25% è invece costituito da imballaggi che non si riescono a riciclare perché troppo grandi, troppo piccoli o troppo eterogenei.
Il nostro obiettivo è quello di far crescere la percentuale di recupero di materia per arrivare al 70%. Sulla percentuale riguardante il non imballaggio rimaniamo invece intorno al 10% in quanto si tratta di un dato abbastanza strutturale. A questo punto rimarrebbe un 20% che non riesco a riciclare. Dipende, come dicevo prima, dal modo in cui si presenta il materiale: il materiale può essere troppo piccolo (es. tappi delle biro) da non passare la vagliatura; può essere troppo sporco (es. tubi di silicone) ché anche se ripulito contiene comunque tracce di colla. Inoltre, tecnicamente, non significa che questo materiale non si possa riciclare.
I BUONI ESEMPI
IL “BORGO ECOLOGICO” DI MARZABOTTO, DAL TRATTAMENTO DEI RAEE UN PROGETTO AMBIENTALE UNICO AL MONDO APERTO AL TERRITORIO
Il “Borgo Ecologico” di Marzabotto, dal trattamento dei RAEE un progetto ambientale unico al mondo aperto al territorio
L’azienda bolognese Dismeco, specializzata nel recupero e al trattamento dei rifiuti elettrici ed elettronici, ha trasferito lo stabilimento in una ex cartiera dopo averla ristrutturata. Lì vengono “smontate” oltre 500 lavatrici al giorno, recuperando il 98% del loro materiale. L’impianto utilizzerà, in un prossimo futuro, energia fotovoltaica e idroelettrica autoprodotta.
A Lama di Reno, piccola frazione del Comune di Marzabotto sull’appennino bolognese, sta prendendo vita un progetto imprenditoriale innovativo. Si chiama “Borgo Ecologico” e intende essere un contenitore, un luogo ideale per far incontrare, nel segno della green economy, le imprese del territorio, gli enti locali e gli altri soggetti sociali e istituzionali della valle del Reno. Lo sta creando, un passo dopo l’altro, l’azienda Dismeco srl, che fin dal 1977 a Bologna è stata la prima in Italia a specializzarsi nell’attività di gestione, trattamento, recupero e avvio allo smaltimento di rifiuti elettrici ed elettronici, urbani e speciali, pericolosi e non pericolosi, rivolgendosi in prevalenza al mercato delle imprese commerciali e industriali ma anche a quello degli enti pubblici. Proprio dalla necessità di una nuova collocazione dello stabilimento dell’azienda è nato il progetto del “Borgo Ecologico”.
La scelta della sede nella ex cartiera
“Per proseguire la nostra attività ci serviva uno stabilimento di dimensioni più ampie di quello di Bologna – racconta l’amministratore delegato di Dismeco, Claudio Tedeschi -. Potevamo scegliere dei semplici capannoni e trasferirci -, ma abbiamo pensato di fare molto di più, trovando a Lama di Reno il luogo adatto all’idea che avevamo in mente”. Nel paese della valle del Reno esisteva una storica cartiera, di proprietà del Gruppo Burgo. Quattro anni fa la cartiera ha cessato l’attività, privando la zona di un’importante risorsa imprenditoriale (nel periodo del suo massimo sviluppo ha dato lavoro anche a 600 persone). Dismeco a quel punto si è proposta per acquistare l’area su cui sorgeva la cartiera per trasferirvi la propria attività. Il progetto è stato fortemente voluto e condiviso da un gruppo di aziende del territorio ed ha coinvolto anche istituti di credito locali. Con un investimento di 10 milioni di euro, interamente provenienti da capitali privati, si è dato così avvio alla riqualificazione di un’area di 45.000 metri quadrati, pari a circa la metà di quella che apparteneva alla cartiera (la restante rimane, per ora, di proprietà della Burgo).
Lavatrici recuperate al 98%
In questo primo periodo il cuore dell’attività di Dismeco a Marzabotto è stato concentrato sul recupero di circa 500 lavatrici al giorno e di altri rifiuti elettrici ed elettronici. Per lo smontaggio delle lavatrici dismesse l’azienda ha progettato e brevettato una innovativa linea di movimentazione lungo la quale gli operai possono recuperare celermente e in sicurezza tutte le componenti riutilizzabili: il vetro degli oblò, le parti plastiche, le schede elettroniche, l’acciaio dei cestelli, le componenti in alluminio (come la puleggia che fa ruotare il cestello) i contrappesi in cemento, i sistemi elettrici (cablaggi, motori, pompe, condensatori elettrolitici), i filtri, ecc… Lo “scheletro” metallico delle lavatrici, svuotate di tutte le sue parti, viene così inviato a due macchine trituratrici operanti in sequenza, che lo riducono in piccoli pezzi che possono a loro volta essere recuperati per produrre nuovi materiali metallici e plastici. “La differenza tra noi e altre aziende concorrenti sta proprio in questa ‘catena di smontaggio’ – spiega Claudio Tedeschi -, che ci permette di arrivare al 98% di materiale recuperato dalle lavatrici, che sono il principale prodotto che noi trattiamo. Se ci limitassimo a triturare le lavatrici senza la preventiva opera di smontaggio, cosa che altri fanno, il nostro lavoro non avrebbe questa qualità e molto materiale andrebbe perduto senza poter rientrare nel ciclo produttivo”.
“Le lavatrici arrivano a noi, per precisa scelta aziendale, dall’Emilia e dai territori confinanti, come Toscana e Veneto – fa notare Tedeschi -. Ma purtroppo, al momento, quello che riteniamo un principio cardine nella gestione dei rifiuti (enunciato più volte dalla Comunità Europea), cioè la prossimità tra la raccolta e il recupero, è purtroppo ancora lontano dall’essere seguito nel settore dei RAEE. Smaltire sul territorio i rifiuti prodotti dal territorio, o comunque dalle zone più vicine, renderebbe più razionali e sostenibili i costi ambientali”, oltre a dare occupazione.
Il recupero di monitor, tv e lampade fluorescenti
Il lavoro quotidiano dei 30 dipendenti si amplierà, nel prossimo futuro, sui due nuovi impianti, il primo destinato al trattamento dei tubi catodici di monitor e televisori, il secondo per la bonifica delle lampade fluorescenti: entrambi effettuano il recupero in ambiente stagno dei vetri e degli altri componenti, con la separazione delle sostanze nocive, quali il mercurio, aspirate e raccolte in appositi filtri.
Un progetto per interagire con il territorio sui temi ambientali
Ma ciò che contraddistinguerà il “Borgo Ecologico”, al di là dell’attuale attività produttiva di eccellenza, è l’articolazione di un progetto che si concretizzerà nei prossimi mesi. “Tramite il Borgo vorremmo interagire con il territorio e creare valore – dice l’ad Tedeschi -. Crediamo fermamente nell’impegno sociale dell’impresa e vogliamo porre al centro della nostra attività il tema della sostenibilità ambientale”. A giugno partiranno così i lavori per la copertura del capannone dell’azienda, con 10.000 metri quadrati di pannelli fotovoltaici in grado di produrre 1 megawatt annuo di energia rinnovabile. “L’energia prodotta la utilizzeremo principalmente per coprire parte dei nostri consumi elettrici – prosegue Claudio Tedeschi -. Vorremmo poi realizzare un impianto eolico dimostrativo e stiamo studiando la fattibilità di produrre energia idroelettrica dall’antico canale derivato dal Reno che veniva utilizzato in origine dalla cartiera. Per quest’ultima opera i tempi di autorizzazione e realizzazione saranno un po’ più lunghi ma contiamo, quando tutti gli impianti saranno completati, di produrre energia in surplus rispetto ai nostri consumi.
Un centro didattico per mostrare agli studenti il recupero dei materiali
Altro punto di forza del “Borgo Ecologico” sarà la trasformazione, entro l’estate, di Villa Rizzoli (una palazzina che si trova a pochi metri dalla sede dell’azienda) in un centro didattico rivolto principalmente ai ragazzi delle scuole. Gli studenti potranno così fare una visita virtuale all’impianto, osservando in diretta su grandi schermi interattivi come è ossibile recuperare materiali dagli oggetti quotidiani che non si utilizzano più e portarli a nuova vita.
“Riteniamo si tratti di un’esperienza formativa importante che possiamo offrire ai più giovani ma anche una possibilità di approccio diretto e concreto per rendere tutti i cittadini più consapevoli dell’importanza di un corretto smaltimento dei rifiuti - sostiene l’ad di Dismeco -. Abbiamo inoltre già accordi con Legambiente, altre associazioni ambientaliste e gli enti locali che potranno utilizzare gli spazi di Villa Rizzoli come contenitore per svolgere attività sulla sostenibilità ambientale”.
NOVITÀ DALL’ESTERO
BIOGAS, LA SOLUZIONE PER GLI SCARTI DELLA GRANDE DISTRIBUZIONE
In Germania, a Stoccarda, ha preso il via un impianto pilota che permetterà di ricavare biogas dagli scarti della grande distribuzione alimentare.
I ricercatori del Fraunhofer Institute for Interfacial Engineering and Biotechnology hanno messo a punto un nuovo sistema che permetterà di ricavare biometano dagli scarti di frutta e verdura dei supermercati e da altre attività commerciali (ricordiamo che il biometano si ottiene attraverso un apposito processo di purificazione del biogas). Sottoponendo a fermentazione questi alimenti è possibile infatti produrre un gas che può essere compresso in cilindri ad alta pressione e usato come carburante.
Sappiamo che il metano, oltre a essere più economico della benzina, è anche più ecologico, in quanto consente di emettere meno anidride carbonica e particelle in atmosfera, ma rimane comunque un combustibile fossile, e perciò una riserva limitata. La soluzione ideata dagli scienziati tedeschi permetterebbe, da un lato di risolvere un problema ambientale come quello dello smaltimento dei rifiuti dei grandi centri commerciali e dall'altra di trasformare un rifiuto in una risorsa sostenibile per la mobilità.
L'impianto pilota è entrato in attività nelle scorse settimane a Stoccarda, nei pressi di un mercato all'ingrosso, e utilizza veri microorganismi per generare biometano dagli scarti alimentari, attraverso due processi di digestione piuttosto veloci. Questo a causa dello scarso contenuto di acqua e cellulosa dei rifiuti in questione. L'unico problema è rappresentato dalla composizione dei rifiuti, che varia ogni giorno, e dipende dalla presenza in essi di frutta o verdura molto acida, come ad esempio gli agrumi o i pomodori. La soluzione è raccogliere i rifiuti in diversi contenitori calcolando diversi parametri, tra cui il pH, e decidendo poi, sulla base di essi, in quali quantità mischiarli per alimentare i microorganismi, i quali necessitano di condizioni ambientali (pH compreso) sempre uguali.
Un altro vantaggio di questo sistema è che non viene sprecato nulla, neanche il liquido filtrato dal processo di fermentazione. Un progetto parallelo prevede, infatti, anche la coltivazione di alghe, che permettono di produrre carburante per alimentare motori diesel. L'acqua filtrata dall'impianto a biogas contiene azoto e fosforo a sufficienza per la coltivazione, mentre l'anidride carbonica, anch'essa necessaria alla crescita dei vegetali, viene prodotta dall'impianto stesso. Stesso discorso per i residui fangosi, che vengono utilizzati per produrre metano dai colleghi del Paul Scherrer Institute e dai cugini "svizzeri" del Paul Scherrer Institute.
L'ultimo anello della catena è rappresentato dal progetto ETAMAX, che coinvolge la EnBW Energie Baden-Württemberg e l'azienda automobilistica Daimler AG. La prima usa delle membrane per processare il biogas prodotto nell'impianto di Stoccarda mentre la seconda fornisce una serie di autoveicoli sperimentali alimentati attraverso il biometano ricavato. Il progetto, della durata di cinque anni, è finanziato dal ministero tedesco dell'educazione e della ricerca.
EVENTI E SEGNALAZIONI
FARE I CONTI CON L’AMBIENTE: SONO UFFICIALMENTE APERTE LE ISCRIZIONI PER IL PRIMO EVENTO ITALIANO “GREEN” REALIZZATO “DAL BASSO”.
Si terrà a Ravenna dal 26 al 28 settembre “Fare i conti con l’ambiente”, evento a km zero sui temi della sostenibilità. La manifestazione mantiene il suo carattere “open content” e rende gratuiti anche i momenti formativi dei LabMeeting con un’iniziativa “charity” di raccolta fondi in favore delle popolazioni colpite dal sisma in Emilia.
Sono ufficialmente aperte le iscrizioni a Fare i conti con l’ambiente, manifestazione di Ravenna, giunta alla quinta edizione, dedicata ai temi della sostenibilità ambientale e alle buone pratiche in tema rifiuti/acqua/energia
Prenderà il via il 26 settembre (con chiusura il 28) e sarà un evento a km zero (si svolge infatti interamente nel Centro Storico pedonale di Ravenna all'interno di 12 Sale attrezzate, in Piazza del Popolo e nelle principali vie del Centro Storico).
Manifestazione Open, gratuita e solidale
Tutti gli eventi saranno gratuiti
Considerato il momento finanziario recessivo, e il taglio nelle aziende e negli enti dei budget relativi alla “formazione”, tutti i labmeeting (che rappresentano la fase di formazione della manifestazione) saranno gratuiti. Per garantire corrette modalità di iscrizione ai labmeeting viene richiesto agli interessati di devolvere un contributo a favore delle popolazioni colpite dal sisma del maggio 2012 nell’Emilia per un valore minimo di almeno 25 euro a giornata. (Nota - Il percorso labmeeting Acqua n° 1 è organizzato dall’Associazione IWC e ospitato all’interno della manifestazione (sono richieste le sole spese vive)).
Ravenna2012 si conferma una delle manifestazioni “green” più originali del panorama italiano, con un format che miscela contenuti dall’alto valore tecnico-scientifico calati all’interno di un “palcoscenico” particolare come il centro storico della città.
Efficace e originale è anche lo sviluppo "dal basso" dell'iniziativa, con il coinvolgimento di tutti gli attori (istituzioni, associazioni di categoria, imprese, ecc) attraverso la regia di labelab, gruppo di professionisti operante nel settore dei rifiuti, dell’acqua, dell’energia con un team di 50 professionisti nazionali ed internazionali e con la collaborazione del Comune di Ravenna e di altri 28 enti patrocinatori.
I numeri di questa edizione (60 iniziative!) sono eccezionali e confermato l’elevato spessore contenutistico dell’evento:
- 6 Conferenze
- 16 Workshop
- 20 Labmeeting
- 12 Eventi Culturali
- Labecamp
- Incontri dedicati
- Web Interviste con i protagonisti
- International Web Conference on Energy and Environment – Rio + 20
Il prefisso “PRO” caratterizza gli obiettivi di quest’edizione:
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PROgettualità, per ideare, innovare, investire, aiutare
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PROduttività, dall’efficienza alle nuove tecnologie e meccatronica
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PROgrammazione, dalla regolazione efficace alla semplificazione amministrativa
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PROfessionalità, le risorse umane e i green jobs