Anche
nelle città piace la raccolta 'Porta A Porta'
ROMA - Non saranno sofisticati mezzi tecnologici a ripulire
sei città italiane dai rifiuti, ma il vecchio ''netturbino''
di una volta. A Torino, come a Venezia, Bologna, passando
per Firenze, Roma e infine a Bari, a vincere la sfida per
incrementare la raccolta differenziata è il sistema
'porta a porta'. Un metodo adoperato fino a poco tempo
fa soprattutto nei piccoli centri, ma che oggi sembra abbia
conquistato anche una grande metropoli come Roma. Addio
vecchio cassonetto al lato delle strade quindi, largo ai
kit di contenitori condominiali, al sacchetto accanto l’ingresso
di casa oppure sul pianerottolo. Secondo l’assessore
capitolino all’Ambiente, Dario Esposito, la raccolta
domiciliare ''potrebbe coinvolgere fino a un milione di
cittadini romani in pochi anni e sono gia molti i comitati
e le associazioni che candidano i quartieri di residenza
per la sperimentazione del nuovo sistema''. Per la Capitale,
così come per le altre città , il target è raggiungere
l’obiettivo di legge del 40% fissato per il 2007.
Il servizio a domicilio, laddove si è sperimentato,
piace perchè porta risultati. Ecco una carrellata
sulla situazione in sei città italiane:
ROMA: punte del 70% della raccolta differenziata raggiunte
con il porta a porta, valori record per la Capitale;
TORINO: nelle zone in cui è attivo il porta a porta
la raccolta differenziata supera il 55%.;
FIRENZE : Nelle zone dove non è possibile mettere
ulteriori cassonetti si pensa di ampliare la raccolta domiciliare.
Intanto si vogliono realizzare 33 stazioni ecologiche interrate
con cui togliere cassonetti dalla strada e guadagnare 1.500
parcheggi;
VENEZIA: per fine 2007 porta a porta in tutti e sei i sestieri
del centro storico e la Giudecca, poi nel 2008 sarà la
volta di Murano e Burano.
BOLOGNA: Il Comune ipotizza un allargamento del porta a porta, ma soprattutto
si pensa ad una riorganizzazione del servizio da parte dell’azienda locale
utilizzando le risorse arrivate dal recente aumento della tassa urbana sui rifiuti;
BARI: Punta a coprire con il porta a porta l’intera cittadinanza nel 2009.
Fonte: liberamente tratto da www.ansa.it,
9 luglio 2007
Basta
pneumatici nelle discariche!
Dopo Austria, Danimarca, Finlandia, Francia, Lussemburgo,
Paesi Bassi e Svezia, entro quest’anno anche gli altri
Paesi Europei, compresa l’Italia, dovrebbero raggiungere
l’obiettivo zero pneumatici usati in discarica. Ogni
anno, secondo quanto riferisce l’Associazione italiana
ricostruttori pneumatici (Airp), potranno quindi essere avviati
alla ricostruzione o essere riciclati ben 225 milioni di gomme
usate.
Questa iniziativa consentirà all’Italia di adeguarsi
alle norme Ece Onu 108 e 109 sulla ricostruzione dei pneumatici
che l’Unione Europea vorrebbe rendere obbligatorie.
I pneumatici potranno essere riutilizzati, ad esempio nei lavori
pubblici o per la valorizzazione energetica, o essere ricostruiti
e riutilizzati in piena efficienza e sicurezza su ogni tipo
di autoveicolo.
Con il raddoppio del ciclo di vita del prodotto la tecnologia
della ricostruzione garantirà non solo la salvaguardia
ambientale, ma anche notevoli benefici economici, basti considerare
che nel 2005 ha assicurato una riduzione dei consumi energetici
nazionali di 166 milioni di litri di petrolio, con un risparmio
di 47.288 tonnellate di materie prime.
Fonte:AMBIENTE mensile – tecnologie
ambientali per l’industria e la pubblica amministrazione – N°5
In
vigore dal 31 luglio 2007 le nuove regole su valutazione
di impatto ambientale e valutazione ambientale strategica
(VIA e VAS)
Approvato dal Consiglio dei Ministri del 27 luglio 2007
il Dlgs di modifica alle Parti Prima (recante le disposizioni
generali) e Seconda (in materia di Via e Vas) del Dlgs 152/2006.
Lo schema di Dlgs in itinere prevede l'introduzione nella
Parte Prima del Dlgs 152/2006 dei principi di "produzione
del diritto ambientale", "sviluppo sostenibile", "prevenzione", "precauzione", "chi
inquina paga", "sussidiarietà", "accesso
alle informazioni ambientali".
In relazione alla Parte Seconda del Dlgs 152/2006, lo schema
di provvedimento prevede la totale riscrittura delle norme
su Valutazione di impatto ambientale e Valutazione ambientale
strategica, accogliere le censure avanzate dall'Ue in merito
alla non corretta trasposizione nazionale delle regole comunitarie.
Le norme in parola acquistano efficacia con lo scadere del
termine stabilito dal Dl 300/2006, decreto che - modificando
l'articolo 52, comma 1, del Dlgs 152/2006 - ha portato al
31 luglio 2007 l'entrata in vigore del nuovo regime "Via" e "Vas" già spostato
dall'originario termine del 29 aprile 2006 al 31 gennaio
2007 ad opera del Dl 173/2006.
Il Comune di Venezia corre ai ripari per contrastare
la maleducazione e prepara un’ordinanza che consentirà di
consumare solo seduti ai tavolini dei bar.
Nella sua eterna lotta per regolare la marea umana che ogni
giorno invade la città, con tutto il suo carico, il
Comune di Venezia sta predisponendo un'ordinanza con la quale
vieterà di bere o mangiare in piazza, a meno che non
si sia seduti ad uno dei tavolini dei bar storici che vi
si affacciano.
Mangiare un panino o una pizzetta in piedi, sorseggiare una
bibita mentre si fa la coda davanti a palazzo Ducale non
sarà, dunque, più possibile. Il Comune di Venezia
si appresta a bandire gli alimenti da piazza San Marco: dopo
la guerra ai bivacchi, per contrastare il proliferare dei
rifiuti, si passa alla repressione dei turisti "mordi
e passeggia". Un'ordinanza, per ora in bozza, destinata
a fare discutere.
Inizialmente il vicesindaco Michele Vianello avrebbe voluto
vietare il take away alla fonte, cioè ai vari fast
food e bar della zona. Ma pare che il divieto sarebbe stato
legalmente fragile: il primo locale deciso a non applicarlo
si sarebbe, con ogni probabilità, visto dare ragione
dal Tar. Così è prevalsa l'idea dell’assessore
al Commercio Giuseppe Bortolussi di individuare un'area in
cui vietare il consumo. Visto che non è possibile
contrastare la vendita di cibi da asporto, si puniranno i
consumatori. «Già oggi il regolamento vieta
di sedersi a mangiare in Piazza - spiega l'assessore -. Con
la nuova ordinanza non si potrà consumare nemmeno
in piedi. Mi sembra la cosa più normale di questo
mondo, in una piazza che è un'opera d'arte a cielo
aperto. Al museo del Louvre mica puoi uscire dalla cafeteria
con il panino in mano....».«Nell'area marciana,
con il panino, non si entrerà più - rimarca
Vianello -. E tra qualche giorno entreranno in servizio anche
i sei nuovi steward (Vesta, l'azienda comunale per l'asporto
dei rifiuti, li sta assumendo in questi giorni) che vigileranno,
pure loro, sull'applicazione dell'ordinanza. I risultati
li vedremo».
Fonte: www.ilgazzettino.it
2mila
frammenti di materiali plastici per km, è il record
del pianeta. Nell'acqua rilasciate sostanze tossiche.
LONDRA - Bottiglie di plastica, piatti usa-e-getta, bicchieri
monouso, posate, spazzolini da denti, ma anche caschi,
cavi, giocattoli da spiaggia, profilattici e siringhe:
il Mediterraneo rischia di morire strangolato. Nella
morsa dei rifiuti di plastica è il mare più a
rischio dell'intero pianeta. Sulle onde del mare nostrum
ci sono duemila frammenti di materiali plastici per
chilometro quadrato, dice una ricerca di Greenpeace
realizzata per l'università di Exeter. È vero,
gli oceani sono comunque tutti inquinati, con sei milioni
e 500 mila tonnellate di buste, involucri, imballaggi
che galleggiano sulle acque. Ma la distribuzione non è uguale,
e il Mediterraneo ha due problemi: la conformazione,
che non permette un ricambio veloce, e l'altissima concentrazione
umana sulle coste. Insomma, le acque su cui è nato
il commercio, quelle su cui è stata costruita
la prima civilizzazione, rischiano di essere soffocate
definitivamente dagli eredi delle civiltà più antiche,
indisciplinati e sporcaccioni. Ed è utile sottolineare
che secondo l'organizzazione ambientalista le acque
più inquinate sono quelle delle coste settentrionali:
Spagna, Francia, Italia. È un fatto, dicono gli
esperti, che a inquinare maggiormente oggi sono i Paesi
costretti al maggiore sforzo di industrializzazione,
mentre nelle nazioni più ricche si è sviluppata
una sensibilità ambientale.
.."Ma abbiamo a che fare con materiali che hanno una
vita lunghissima", osserva Alessandro Giannì,
responsabile della campagna oceani per Greenpeace Italia. "I
paesi di nuova industrializzazione buttano la plastica da
pochi anni, mentre sulle coste dei paesi più sviluppati
resta quella gettata da tantissimo tempo". Dunque non
si può sperare sulle già provate capacità di "digestione" del
nostro mare: perché le buste dei supermercati si
deteriorino completamente, ci vuole quasi la metà di
un millennio, in media 450 anni, valuta il portavoce della
campagna oceani di Greenpeace, Sebastian Losada, appena
sbarcato a Barcellona dopo una crociera di esplorazione
nel Mediterraneo con la Rainbow Warrior II. La plastica
in mare, sottolinea il rapporto, non è solo una questione
estetica, di pulizia dei litorali o delle acque costiere.
I frammenti sono pericolosi per almeno 267 specie di pesci,
foche, tartarughe, cetacei e uccelli marini, che spesso
rimangono soffocati, dopo aver ingoiato i resti di una busta
scambiata per qualcosa di commestibile. In più, aggiunge
l'esperto italiano, le materie plastiche possono rilasciare
in acqua sostanze tossiche come gli ftalati. Naturalmente
quello che si vede è solo una parte, diciamo il 15
per cento: il fondo degli oceani accoglie il 75 per cento,
un altro 15 è in sospensione a mezz'acqua, precisa
Mario Rodriguez, direttore della campagna di Greenpeace.
E non ci sono zone franche: "Anche nel vortice del
Pacifico settentrionale, lontanissimo da qualsiasi rotta
commerciale, abbiamo trovato rifiuti, portati dalle correnti",
aggiunge Giannì. Per poi cambiare argomento e lanciare
un primo allarme sulla prossima emergenza annunciata: "È quella
del fango. Ogni attività umana sulle coste produce
materiali di riporto, e finisce per aumentare l'input sedimentario,
cioè in parole povere la terra che andrà a
ricoprire il fondo marino. Basta arrivare a Roma in aereo
per rendersene conto: l'acqua delle coste ha un altro colore".
Fonte:
la Repubblica, 19 luglio 2007 ; a cura di Giamapolo Cadalanu
La
casa di rifiuti a Rio de Janeiro
È proprio vero che la necessità aguzza l’ingegno:
in Brasile, non lontano dall’aeroporto di Rio de Janeiro e dalle
sue famose spiagge, è stata costruita una casa molto economica
dalla singolare struttura quadrata. Si tratta di una dimora realizzata
con materiali di scarto e mobili recuperati nelle discariche.
La casa, che è tenuta a galla da centinaia di bottiglie di plastica
vuote in un canale di una bidonville, è costata solo 170 dollari,
principalmente per l’acquisto del cemento e per la costruzione
del tetto.
Inizialmente le autorità locali avevano pensato di demolire l’originale
casa di rifiuti, per timore che ne venissero costruite altre simili e
si corresse il rischio di intasare il canale. Poi, però, si è pensato
di ormeggiare la casa ad una barriera di filtraggio sul canale di Cunha
per rimuovere i rifiuti.
Il governo ha quindi deciso di prender la casa a modello di riciclaggio
in una campagna anti-inquinamento e di conservarla come un monumento
a supporto delle attività di educazione ambientale.
Fonte:AMBIENTE
mensile – tecnologie ambientali per l’industria
e la pubblica amministrazione – N°5