Inserendo la tua
e-mail riceverai
le ultime novità
e gli aggiornamenti
del nostro sito.
 

   
 
ARCHIVIO
 
  anno 2006
   
  anno 2005
   
  anno 2004
   
  anno 2003
 
  anno 2002
 
  anno 2001
 
   
 
   
 
   
 
   
   
   
   
   
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Settembre 2007

Anche nelle città piace la raccolta 'Porta A Porta'


ROMA - Non saranno sofisticati mezzi tecnologici a ripulire sei città italiane dai rifiuti, ma il vecchio ''netturbino'' di una volta. A Torino, come a Venezia, Bologna, passando per Firenze, Roma e infine a Bari, a vincere la sfida per incrementare la raccolta differenziata è il sistema 'porta a porta'. Un metodo adoperato fino a poco tempo fa soprattutto nei piccoli centri, ma che oggi sembra abbia conquistato anche una grande metropoli come Roma. Addio vecchio cassonetto al lato delle strade quindi, largo ai kit di contenitori condominiali, al sacchetto accanto l’ingresso di casa oppure sul pianerottolo. Secondo l’assessore capitolino all’Ambiente, Dario Esposito, la raccolta domiciliare ''potrebbe coinvolgere fino a un milione di cittadini romani in pochi anni e sono gia molti i comitati e le associazioni che candidano i quartieri di residenza per la sperimentazione del nuovo sistema''. Per la Capitale, così come per le altre città , il target è raggiungere l’obiettivo di legge del 40% fissato per il 2007. Il servizio a domicilio, laddove si è sperimentato, piace perchè porta risultati. Ecco una carrellata sulla situazione in sei città italiane:
ROMA: punte del 70% della raccolta differenziata raggiunte con il porta a porta, valori record per la Capitale;
TORINO: nelle zone in cui è attivo il porta a porta la raccolta differenziata supera il 55%.;
FIRENZE : Nelle zone dove non è possibile mettere ulteriori cassonetti si pensa di ampliare la raccolta domiciliare. Intanto si vogliono realizzare 33 stazioni ecologiche interrate con cui togliere cassonetti dalla strada e guadagnare 1.500 parcheggi;
VENEZIA: per fine 2007 porta a porta in tutti e sei i sestieri del centro storico e la Giudecca, poi nel 2008 sarà la volta di Murano e Burano.
BOLOGNA: Il Comune ipotizza un allargamento del porta a porta, ma soprattutto si pensa ad una riorganizzazione del servizio da parte dell’azienda locale utilizzando le risorse arrivate dal recente aumento della tassa urbana sui rifiuti;
BARI: Punta a coprire con il porta a porta l’intera cittadinanza nel 2009.

Fonte: liberamente tratto da www.ansa.it, 9 luglio 2007

Basta pneumatici nelle discariche!

Dopo Austria, Danimarca, Finlandia, Francia, Lussemburgo, Paesi Bassi e Svezia, entro quest’anno anche gli altri Paesi Europei, compresa l’Italia, dovrebbero raggiungere l’obiettivo zero pneumatici usati in discarica. Ogni anno, secondo quanto riferisce l’Associazione italiana ricostruttori pneumatici (Airp), potranno quindi essere avviati alla ricostruzione o essere riciclati ben 225 milioni di gomme usate.
Questa iniziativa consentirà all’Italia di adeguarsi alle norme Ece Onu 108 e 109 sulla ricostruzione dei pneumatici che l’Unione Europea vorrebbe rendere obbligatorie.
I pneumatici potranno essere riutilizzati, ad esempio nei lavori pubblici o per la valorizzazione energetica, o essere ricostruiti e riutilizzati in piena efficienza e sicurezza su ogni tipo di autoveicolo.
Con il raddoppio del ciclo di vita del prodotto la tecnologia della ricostruzione garantirà non solo la salvaguardia ambientale, ma anche notevoli benefici economici, basti considerare che nel 2005 ha assicurato una riduzione dei consumi energetici nazionali di 166 milioni di litri di petrolio, con un risparmio di 47.288 tonnellate di materie prime.

Fonte:AMBIENTE mensile – tecnologie ambientali per l’industria e la pubblica amministrazione – N°5

In vigore dal 31 luglio 2007 le nuove regole su valutazione di impatto ambientale e valutazione ambientale strategica (VIA e VAS)

Approvato dal Consiglio dei Ministri del 27 luglio 2007 il Dlgs di modifica alle Parti Prima (recante le disposizioni generali) e Seconda (in materia di Via e Vas) del Dlgs 152/2006.
Lo schema di Dlgs in itinere prevede l'introduzione nella Parte Prima del Dlgs 152/2006 dei principi di "produzione del diritto ambientale", "sviluppo sostenibile", "prevenzione", "precauzione", "chi inquina paga", "sussidiarietà", "accesso alle informazioni ambientali".
In relazione alla Parte Seconda del Dlgs 152/2006, lo schema di provvedimento prevede la totale riscrittura delle norme su Valutazione di impatto ambientale e Valutazione ambientale strategica, accogliere le censure avanzate dall'Ue in merito alla non corretta trasposizione nazionale delle regole comunitarie.
Le norme in parola acquistano efficacia con lo scadere del termine stabilito dal Dl 300/2006, decreto che - modificando l'articolo 52, comma 1, del Dlgs 152/2006 - ha portato al 31 luglio 2007 l'entrata in vigore del nuovo regime "Via" e "Vas" già spostato dall'originario termine del 29 aprile 2006 al 31 gennaio 2007 ad opera del Dl 173/2006.

Fonte: Redazione Reteambiente – www.reteambiente.it

Bibite e panini vietati in piazza San Marco


Il Comune di Venezia corre ai ripari per contrastare la maleducazione e prepara un’ordinanza che consentirà di consumare solo seduti ai tavolini dei bar.
Nella sua eterna lotta per regolare la marea umana che ogni giorno invade la città, con tutto il suo carico, il Comune di Venezia sta predisponendo un'ordinanza con la quale vieterà di bere o mangiare in piazza, a meno che non si sia seduti ad uno dei tavolini dei bar storici che vi si affacciano.
Mangiare un panino o una pizzetta in piedi, sorseggiare una bibita mentre si fa la coda davanti a palazzo Ducale non sarà, dunque, più possibile. Il Comune di Venezia si appresta a bandire gli alimenti da piazza San Marco: dopo la guerra ai bivacchi, per contrastare il proliferare dei rifiuti, si passa alla repressione dei turisti "mordi e passeggia". Un'ordinanza, per ora in bozza, destinata a fare discutere.
Inizialmente il vicesindaco Michele Vianello avrebbe voluto vietare il take away alla fonte, cioè ai vari fast food e bar della zona. Ma pare che il divieto sarebbe stato legalmente fragile: il primo locale deciso a non applicarlo si sarebbe, con ogni probabilità, visto dare ragione dal Tar. Così è prevalsa l'idea dell’assessore al Commercio Giuseppe Bortolussi di individuare un'area in cui vietare il consumo. Visto che non è possibile contrastare la vendita di cibi da asporto, si puniranno i consumatori. «Già oggi il regolamento vieta di sedersi a mangiare in Piazza - spiega l'assessore -. Con la nuova ordinanza non si potrà consumare nemmeno in piedi. Mi sembra la cosa più normale di questo mondo, in una piazza che è un'opera d'arte a cielo aperto. Al museo del Louvre mica puoi uscire dalla cafeteria con il panino in mano....».«Nell'area marciana, con il panino, non si entrerà più - rimarca Vianello -. E tra qualche giorno entreranno in servizio anche i sei nuovi steward (Vesta, l'azienda comunale per l'asporto dei rifiuti, li sta assumendo in questi giorni) che vigileranno, pure loro, sull'applicazione dell'ordinanza. I risultati li vedremo».

Fonte: www.ilgazzettino.it

2mila frammenti di materiali plastici per km, è il record del pianeta. Nell'acqua rilasciate sostanze tossiche.


LONDRA - Bottiglie di plastica, piatti usa-e-getta, bicchieri monouso, posate, spazzolini da denti, ma anche caschi, cavi, giocattoli da spiaggia, profilattici e siringhe: il Mediterraneo rischia di morire strangolato. Nella morsa dei rifiuti di plastica è il mare più a rischio dell'intero pianeta. Sulle onde del mare nostrum ci sono duemila frammenti di materiali plastici per chilometro quadrato, dice una ricerca di Greenpeace realizzata per l'università di Exeter. È vero, gli oceani sono comunque tutti inquinati, con sei milioni e 500 mila tonnellate di buste, involucri, imballaggi che galleggiano sulle acque. Ma la distribuzione non è uguale, e il Mediterraneo ha due problemi: la conformazione, che non permette un ricambio veloce, e l'altissima concentrazione umana sulle coste. Insomma, le acque su cui è nato il commercio, quelle su cui è stata costruita la prima civilizzazione, rischiano di essere soffocate definitivamente dagli eredi delle civiltà più antiche, indisciplinati e sporcaccioni. Ed è utile sottolineare che secondo l'organizzazione ambientalista le acque più inquinate sono quelle delle coste settentrionali: Spagna, Francia, Italia. È un fatto, dicono gli esperti, che a inquinare maggiormente oggi sono i Paesi costretti al maggiore sforzo di industrializzazione, mentre nelle nazioni più ricche si è sviluppata una sensibilità ambientale.
.."Ma abbiamo a che fare con materiali che hanno una vita lunghissima", osserva Alessandro Giannì, responsabile della campagna oceani per Greenpeace Italia. "I paesi di nuova industrializzazione buttano la plastica da pochi anni, mentre sulle coste dei paesi più sviluppati resta quella gettata da tantissimo tempo". Dunque non si può sperare sulle già provate capacità di "digestione" del nostro mare: perché le buste dei supermercati si deteriorino completamente, ci vuole quasi la metà di un millennio, in media 450 anni, valuta il portavoce della campagna oceani di Greenpeace, Sebastian Losada, appena sbarcato a Barcellona dopo una crociera di esplorazione nel Mediterraneo con la Rainbow Warrior II. La plastica in mare, sottolinea il rapporto, non è solo una questione estetica, di pulizia dei litorali o delle acque costiere. I frammenti sono pericolosi per almeno 267 specie di pesci, foche, tartarughe, cetacei e uccelli marini, che spesso rimangono soffocati, dopo aver ingoiato i resti di una busta scambiata per qualcosa di commestibile. In più, aggiunge l'esperto italiano, le materie plastiche possono rilasciare in acqua sostanze tossiche come gli ftalati. Naturalmente quello che si vede è solo una parte, diciamo il 15 per cento: il fondo degli oceani accoglie il 75 per cento, un altro 15 è in sospensione a mezz'acqua, precisa Mario Rodriguez, direttore della campagna di Greenpeace.
E non ci sono zone franche: "Anche nel vortice del Pacifico settentrionale, lontanissimo da qualsiasi rotta commerciale, abbiamo trovato rifiuti, portati dalle correnti", aggiunge Giannì. Per poi cambiare argomento e lanciare un primo allarme sulla prossima emergenza annunciata: "È quella del fango. Ogni attività umana sulle coste produce materiali di riporto, e finisce per aumentare l'input sedimentario, cioè in parole povere la terra che andrà a ricoprire il fondo marino. Basta arrivare a Roma in aereo per rendersene conto: l'acqua delle coste ha un altro colore".

Fonte: la Repubblica, 19 luglio 2007 ; a cura di Giamapolo Cadalanu

La casa di rifiuti a Rio de Janeiro


È proprio vero che la necessità aguzza l’ingegno: in Brasile, non lontano dall’aeroporto di Rio de Janeiro e dalle sue famose spiagge, è stata costruita una casa molto economica dalla singolare struttura quadrata. Si tratta di una dimora realizzata con materiali di scarto e mobili recuperati nelle discariche.
La casa, che è tenuta a galla da centinaia di bottiglie di plastica vuote in un canale di una bidonville, è costata solo 170 dollari, principalmente per l’acquisto del cemento e per la costruzione del tetto.
Inizialmente le autorità locali avevano pensato di demolire l’originale casa di rifiuti, per timore che ne venissero costruite altre simili e si corresse il rischio di intasare il canale. Poi, però, si è pensato di ormeggiare la casa ad una barriera di filtraggio sul canale di Cunha per rimuovere i rifiuti.
Il governo ha quindi deciso di prender la casa a modello di riciclaggio in una campagna anti-inquinamento e di conservarla come un monumento a supporto delle attività di educazione ambientale.

Fonte:AMBIENTE mensile – tecnologie ambientali per l’industria e la pubblica amministrazione – N°5

     2005 © achabgroup