Italia al primo posto in Europa per il trattamento meccanico
biologico dei rifiuti
Perugia, 12 maggio - L' Italia, insieme all' Austria, è al
primo posto in Europa per quantità di rifiuti urbani
- oltre il 25% - avviati a trattamento meccanico biologico.
Delle strategie per la gestione sostenibile delle biomasse
si è discusso in questi giorni a Perugia nel corso
della ''Beacon Conference'' organizzata da Iswa che, a
partire da quest' anno, si terrà ad anni alterni
in Italia. La conferenza, cominciata mercoledi' 10 maggio,
si è conclusa venerdì 12 maggio con il primo
Meeting europeo delle associazioni nazionali del compostaggio
per discutere dei sistemi di assicurazione di qualità.
In un Paese occidentale come l' Italia - è stato
sottolineato nel corso dei lavori - il rifiuto organico
(tutto ciò che ha origine strettamente biologica)
rappresenta un terzo del rifiuto complessivo. Una percentuale
che aumenta, fino a punte del 60-80%, nei Paesi in via
di sviluppo o a minore livello di industrializzazione.
La frazione organica del rifiuto urbano genera grandi problemi
ambientali di gestione della discarica: infatti fermentando,
riempie la discarica di gas anche incendiabile ed esplosivo;
produce percolato, un liquido nero che può inquinare
le falde, oppure biogas, una miscela di anidride carbonica
e metano (gas serra) che va in atmosfera. A livello europeo
la recente ''Direttiva discariche'', recepita dalle singole
nazioni, in materia di rifiuti organici dispone che o si
fa la raccolta differenziata, oppure che questi vengano
portati in discarica soltanto dopo un trattamento che li
renda inerti.
Nella conferenza perugina si è discusso sullo stato
dell' arte, a livello mondiale, delle tecniche di raccolta
differenziata e compostaggio (trasformazione della sostanza
organica pulita, derivante dalla raccolta differenziata,
per farne fertilizzanti), e delle tecniche di inertizzazione
del rifiuto non differenziato. Il trattamento meccanico
biologico è l' insieme delle tecniche che permettono
di ridurre la fermentescibilità dei rifiuti organici
e permette la riduzione della loro pericolosità biologica.
''Piu' di un quarto dei rifiuti urbani prodotti in Italia
- ha spiegato Federico Valentini, della Gesenu, la società perugina
per l' igiene ambientale - viene avviato a trattamento
meccanico biologico: una scelta strategicamente molto valida
perchè consente di raggiungere gli obiettivi di
pretrattamento dei rifiuti prima della discarica (che vivrà a
lungo senza procurare danni ambientali) e prepara il terreno
a un successivo sviluppo del compostaggio di qualità.
Infatti gli impianti di trattamento meccanico biologico,
quando le raccolte differenziate prendono piede, possono
essere trasformati in impianti di compostaggio di qualità e
quindi produrre un fertilizzante di grande qualità che
l' agricoltura, in particolare quella biologica, richiede''.
Si tratta - ha spiegato Valentini - di una tecnologia che
prende il rifiuto, seleziona meccanicamente la frazione
organica, e poi su questa frazione organica selezionata
applica un processo biologico, operato da batteri e funghi
che degradano questa sostanza organica permettendo la sua
stabilizzazione prima di essere definitivamente posta in
discarica o eventualmente avviata a termodistruzione. La
digestione anaerobica è infine un processo anch'
esso biologico che permette alla sostanza organica sia
pura, cioè derivante da raccolta differenziata,
sia unita ad altri rifiuti, attraverso un processo biologico
di ottenere energia elettrica, o energia termica attraverso
la produzione di metano. E' questa una tecnologia ancora
non completamente affermata nei rifiuti urbani, ma che
sta prendendo piede.
Gli agricoltori sono infatti disposti a utilizzare il compost
che deriva dalla raccolta differenziata dei rifiuti organici
ma a condizione che venga loro garantita la qualità della
produzione, la qualità delle matrici in ingresso,
e la qualità del prodotto finale. In Italia, in
particolare - è stato detto - il Consorzio italiano
compostatori da tre anni si è dotato di un marchio
di qualità di prodotto (non ancora di processo),
e c'è una buona accettazione da parte del mondo
agricolo. L' Iswa (International Solid Waste Association),
che ha organizzato la conferenza, è un' associazione
non governativa internazionale che promuove la corretta
gestione dei rifiuti in tutti i suoi aspetti. Il gruppo
di lavoro sul trattamento biologico dei rifiuti organici è coordinato
da un italiano, Enzo Favoino, della Scuola agraria del
Parco di Monza.
Dai
rifiuti di Venezia energia elettrica più pulita grazie
al "carbone" ecologico
È il frutto più evidente di un accordo firmato
nel 1998 da Regione Veneto, Provincia e Comune di Venezia,
che vede come attori protagonisti Vesta, la multiutility
lagunare da 180 milioni di euro di fatturato, e l'Enel, che
dall'utilizzo del nuovo combustibile incasserà anche
un contributo da certificati verdi perché energia
da fonti alternative.
I benefici ambientali sono immediati: Enel infatti brucerà 20mila
tonnellate in meno di carbone nella sua centrale termoelettrica
di Fusina che produce il 21% dell'elettricità che
serve ogni anno ai veneti consentendo di ridurre le emissioni
in atmosfera causate dalla combustione del carbone. Ma il
cdr sarà anche un business: Vesta infatti incasserà dalla
vendita all'Enel di queste trentamila tonnellate di "carbone
verde" circa 1,5 milioni di euro e altrettanti non ne
spenderà per piazzare in discarica il combustibile
da rifiuti. Per l'Enel l'investimento previsto è di
circa 3 milioni, visto che il combustibile da rifiuti costa
più o meno come il carbone, ma i vantaggi ecologici
sono evidenti.
Ma da dove arriva questo nuovo propellente "verde"?
Il cdr viene ricavato dal rifiuto residuo, in pratica da
quello che rimane dopo che i cittadini hanno separato vetro,
plastica, lattine, carta e cartone, pile e batterie, medicinali,
frazione organica (la raccolta differenziata dopo Mestre
dal 23 gennaio di quest'anno verrà introdotta anche
a Venezia partendo dal sestiere di Dorsoduro). Il cdr viene
prodotto dall'impianto di Fusina gestito dalla Ecoprogetti
Venezia, società al 51% di Vesta e al 49% dell'altoatesina
Ladurner. Una struttura pilota in Italia inaugurata nel 2001.
Il rifiuto residuo, dopo un trattamento di fermentazione
di sette giorni e di successiva selezione che si svolgono
all'interno del polo integrato di Fusina, diventa un prodotto
a basso livello di umidità e ad alto potere calorico
che sembra un sigaro e brucia con un potere calorico simile
a quello del carbone rispettando i restrittivi parametri
della normativa vigente.
Il polo di Fusina, di cui fa parte anche un impianto di produzione
di compost (fertilizzante da rifiuti organici), è costato
in tutto 75 milioni e permette a Venezia di essere praticamente
esente dai problemi di stoccaggio che per esempio affliggono
il Sud Italia. Un cerchio dunque si chiude con vantaggi per
molti, a partire dai cittadini veneziani, che riescono a
utilizzare energia elettrica generata dai loro rifiuti.
Vesta produce ogni anno 80.000 tonnellate di cdr dal trattamento
di 140.000 tonnellate di rifiuti (in totale sono 188mila
tonnellate compresi gli inerti e gli organici). Dunque sono
ancora disponibili per Enel altre 50mila tonnellate di "carbone
verde". Prima di arrivare al nucleare, non sarebbe male
cercare di utilizzarli in toto.
Fonte:
Il Gazzettino
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Con questa iniziativa Amiat non vuole necessariamente inserirsi
in un dibattito sul fumo, a cui per altro non spetta il compito,
ma si impegna a proporre un modo per preservare Torino dal
degrado mettendo a disposizione i Mozzichini in alcuni punti
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E se dovessimo utilizzarlo come “portavoce” di
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chiunque voglia vivere la città in tutto il suo splendore
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