Dal 26 al 29 ottobre 2005 Ecomondo, 'Fiera Internazionale del recupero di materia ed energia e dello sviluppo sostenibile'
ECOMONDO è l'appuntamento leader per l'intero ciclo dei rifiuti, la sostenibilità energetica, il ciclo dell'acqua, le bonifiche, la qualità dell'aria e la prevenzione e gestione dei rischi naturali ed industriali. La prossima edizione, in programma a Rimini Fiera dal 26 al 29 ottobre 2005, si manifesta con nuove iniziative di comunicazione e progetti inediti, oltre all'evoluzione dei momenti dedicati alla discussione dei temi ambientali.
Ad arricchire i contenuti della 9a edizione di ECOMONDO, una serie di rassegne espositive.
In primo luogo, la mostra Ecofatto, un percorso all'insegna di oggetti e complementi di arredo, cancelleria, utensili per la casa e il lavoro, giochi, biciclette, prodotti per l'edilizia, accessori e componenti per auto e moto e tanti altri prodotti con cui quotidianamente abbiamo a che fare e che si presentano con un valore in più: essere progettati e realizzati nel rispetto dell'ambiente e delle sue risorse naturali. Un'altra mostra, dal titolo “Un percorso metodologico per la qualità dell'aria”, esporrà strumenti innovativi e utilizzati per il monitoraggio della qualità dell'aria: Saranno proposti modelli di satelliti in scala 1:1 e scala ridotta, centraline multisensore miniaturizzate per il monitoraggio di inquinanti gassosi e altri strumenti. “Significa - spiega il prof. Luciano Morselli, alla guida del comitato scientifico di Ecomondo - un'apertura strutturale della manifestazione, durante la quale prevediamo una molteplicità di occasioni di dialogo e confronto a tutti i livelli del sistema ambientale. Cito i 'Caffè della Scienza', l'opening con i Premi Nobel e tante altre occasioni in programma. Vogliamo concentrarci sul concetto di sostenibilità ambientale, senza tralasciare altri due aspetti fondamentali quali la sostenibilità economica e la responsabilità sociale.
Per usare uno slogan ormai condiviso, 'more and less': più durabilità dei beni e più servizi per l'ambiente: meno consumi di energia, meno uso di materie prime, meno residui inquinanti e impatti ambientali.”
Fonte:
Uff. Stampa ECOMONDO - www.ecomondo.it
Legge Delega in materia Ambientale - Rifiutinforma sintetizza le prime reazioni ufficiali: disaccordo unanime sugli schemi dei nuovi decreti.
Lunedì, 12 settembre 2005 a Roma, presso la sede dell'Avvocatura generale dello Stato, il Ministero dell'Ambiente ha presentato cinque dei sette schemi di decreti legislativi previsti dalla legge 308/2004 - cd. "delega ambientale": unanime il pare di ANCI, Federambiente, Legambiente e Conferenza delle Regioni.
Premessa
Lunedì, 12 settembre 2005 a Roma, presso la sede dell'Avvocatura generale dello Stato, il Ministero dell'Ambiente ha presentato cinque dei sette schemi di decreti legislativi previsti dalla legge 308/2004 - cd. "delega ambientale" - e precisamente:
- rifiuti e bonifiche;
- inquinamento atmosferico;
- tutela delle acque;
- Via, Vas, Ippc;
- danno ambientale;
mentre lo schema sulle aree protette e quello sulla difesa del suolo e la desertificazione sono ancora in corso di elaborazione.
Si tratta di bozze ed il percorso per l'approvazione dei documenti definitivi è ancora lungo, e, tuttavia, non lunghissimo: di seguito presentiamo alcuni pareri autorevoli e spunti di riflessione sullo schema relativo ai rifiuti ed alle bonifiche raccogliendone la fortissima istanza di modifica della bozza.
Rifiutinforma ha raccolto e presenta in sintesi i primi pareri e reazioni ufficiali in merito.
Il parere di FEDERAMBIENTE “Testo confuso, obiettivi mancati, pericolo nuovi conflitti”
Lo schema predisposto dai “24 saggi” nominati dal ministro dell'Ambiente presenta molti punti critici, è di difficile applicabilità e manca totalmente l'obiettivo di definire una politica industriale di settore e realizzare una semplificazione normativa o Federambiente - le cui 280 imprese associate servono 30 milioni di cittadini e raccolgono oltre due terzi dei circa 30 milioni di tonnellate di rifiuti urbani prodotti ogni anno in Italia - rileva che l'impostazione della bozza di decreto legislativo in materia di gestione dei rifiuti urbani e di bonifica dei siti inquinati contiene troppi elementi di contraddittorietà ed appare in netto contrasto con l'obiettivo dichiarato di procedere a una semplificazione normativa.
o da molto tempo Federambiente chiede riforme che consentano di migliorare le politiche e le strategie nazionali per il corretto svolgimento dei servizi d'igiene ambientale. La bozza presenta, invece, totale assenza d'un disegno di politica industriale tendente alla creazione d'un sistema, inteso come componente positiva e strutturale dell'economia italiana.
o Federambiente rileva inoltre una certa confusione in alcune scelte, in contrasto con altre norme esistenti, i numerosi riferimenti a norme già abrogate o dichiarate incostituzionali e un eccesso di regolamentazione rispetto alla delega ricevuta dal Parlamento.
o Nel merito delle norme previste, Federambiente rileva fra l'altro un'”invasione di campo” dello Stato nelle prerogative delle Regioni, per esempio per quanto riguarda la definizione delle Linee guida sulla perimetrazione degli Ambiti territoriali ottimali (ATO) e sulle gare.
o Sul tema dell'affidamento delle gestioni, oltre a escludere categoricamente eventuali affidamenti “in house” vengono introdotte clausole sulle gestioni esistenti (per esempio in materia di proprietà di beni e impianti) assolutamente inapplicabili.
o Il modo approssimativo con il quale vengono proposte nuove norme non potrà non alimentare un clima di conflitto con le Regioni e le autonomie locali, accentuando incertezze e confusione che s'ipotizzava d'eliminare.
o La creazione di un'Autorità di vigilanza sui rifiuti e sulle risorse idriche evidenzia un improprio affidamento di compiti in tema di concorrenza, la cui competenza, ex art. 113 del Testo unico enti locali, è delle Regioni.
o Secondo Federambiente, altra criticità riguarda la definizione di rifiuto, con l'introduzione delle “materie prime secondarie”, in contrasto con la normativa europea
o Problematica è anche la proliferazione gestionale dei consorzi accanto a CONAI, Polieco, COBAT, COOU. Gli ultimi due, fra l'altro, erano esclusi dalla delega.
o Complessa appare infine la questione dell'abolizione della tariffa rifiuti e del ritorno generalizzato alla tassa: se da un lato la formula della tassa appare più consona alla natura tributaria del corrispettivo del servizio, dall'altro è un dato di fatto che molti Comuni già hanno realizzato il passaggio da tassa a tariffa, mentre non è chiaro se la tassa sarà una voce del bilancio comunale, come in passato, oppure no, con tutte le possibili conseguenze che ne deriverebbero per molti enti locali dal punto di vista del rispetto del Patto di stabilità.
Il parere di ANCI: “Pieno accordo con Federambiente, fronte comune per modificarlo”
Completa uguaglianza di giudizio sulla bozza di decreto legislativo in materia di rifiuti urbani” tra ANCI, l'Associazione dei Comuni italiani, e Federambiente.
Scaturirà, tra le due parti, un'iniziativa forte e permanente di collaborazione per modificare profondamente la delega, perché troppe sue parti sono contrarie all'obiettivo di creare un moderno sistema di gestione dei rifiuti capace di creare più efficienza, più tutela ambientale e meno costi per le comunità locali.
Il parere della Conferenza delle Regioni “Assoluta non condivisione con il Testo Unico: occorre un tavolo di concertazione” La Conferenza delle Regioni, in merito alla bozza degli schemi di decreti delegati ha constatato:
o che il Ministero dell'Ambiente ha, nel metodo, disatteso completamente l'intesa sottoscritta il 4 ottobre 2001 con cui si impegnava a “ operare pariteticamente nell'elaborazione legislativa ai fini di conseguire gli obiettivi condivisi, ivi compresa la riaffermazione del ruolo legislativo delle Regioni nel segno della continuità delle competenze loro riconosciute dalla vigente legislazione nazionale” e “ a garantire una interlocuzione sistematica con le Regioni e gli Enti Locali nella fase preliminare ed in quelle successive sui singoli temi dell'elaborazione dei decreti legislativi”.
o che nel merito, i decreti propongono un impianto non condivisibile ed un riaccentramento delle competenze ambientali in capo allo Stato, trascurando sul punto la consolidata giurisprudenza costituzionale (l'assessore calabrese Tommasi ha dichiarato in proposito che, mentre si parla di federalismo e devolution, il Governo, con il suo comportamento in questa materia, effettua un'operazione di neocentralismo).
Pertanto la Conferenza ha chiesto al Governo l'attivazione immediata di un tavolo di confronto che recuperi la concertazione istituzionale per evitare che tali delicatissime questioni per la vita del Paese, possano comportare un danno serio per la tutela dell'ambiente e del territorio e divenire oggetto di un rilevante contenzioso costituzionale. Resta più che mai viva una grande preoccupazione per l'impossibilità di una concreta concertazione visti i tempi ristretti rimasti a disposizione per non far scadere la delega che il Parlamento ha fornito al Governo.
Il parere di Legambiente: “il governo riscrive le normative. Peggiorandole: Messi a punto 75 macchinosi articoli di un decreto legge per gettare nel cestino il Decreto Ronchi e aprire la strada a una pericolosa deregulation” Legambiente rileva che la semplificazione delle norme, motivazione principale che il ministro Matteoli ha sempre invocato per la riscrittura del testo sui rifiuti, in realtà nel nuovo Testo è del tutto assentesi trovano alcune "concessioni", ma nel complesso l'apparato burocratico non risulta essere alleggerito a meno che si intenda per alleggerimento:
o l'eliminazione del formulario per il trasporto dei fanghi e degli oli minerali usati: questo grazie anche al ricorso controlli, che, come protesta Legambiente, sono in realtà molto difficili da realizzare nella pratica.
o l'esclusione dalla normativa delle terre e rocce da scavo, che potranno essere riutilizzate, anche in cicli diversi da quelli che le hanno prodotte, pure se inquinate. Questo ovviamente se l'inquinamento non supera certi limiti: Legamebiente si chiede come potranno verificarlo in termini pratici e puntualmente le agenzie di controllo ambientale.
o il fatto che attraverso accordi di programma stipulati tra aziende o imprese e Ministeri e Agenzia nazionale di protezione ambiente, si potrà ovviare ad adempimenti amministrativi - leggi autorizzazioni - per la raccolta e il trasporto dei rifiuti: Legambiente denuncia che si tratta di una lettura troppo disinvolta degli Accordi di programma.
o la verticalizzazione delle competenze, quando si prevede che lo Stato possa provvedere anche a “l'individuazione, nel rispetto delle attribuzioni costituzionali delle Regioni, degli impianti di recupero e di smaltimento di preminente interesse nazionale da realizzare per la modernizzazione e lo sviluppo del paese” o a “l'indicazione dei criteri generali per l'organizzazione e l'attuazione della raccolta differenziata dei rifiuti urbani”: Legambiente denuncia che un così acceso centralismo appare davvero controcorrente e in disaccordo con le competenze degli enti locali.
Anche gli aspetti che a prima vista sembrerebbero positivi, ad una lettura più attenta appaiono per Legambiente quantomeno discutibili.
o La definizione di rifiuto non viene declinata; il testo riporta fedelmente la definizione comunitaria di "rifiuto" di cui alla direttiva 91/156/Cee (quindi intangibile sotto il profilo formale), ma stabilisce fino a quando si applica la disciplina sui rifiuti e precisamente:
"La disciplina sui rifiuti si applica fino al completamento delle operazioni di recupero, che si realizza quando non sono necessari ulteriori trattamenti perché le sostanze, i materiali e gli oggetti ottenuti possano essere usati in un processo industriale o commercializzati come materia prima secondaria, combustibile o come prodotto riciclato da collocare, a condizione che il detentore non se ne disfi, non abbia intenzione o non abbia l'obbligo di disfarsene.
La disciplina dei rifiuti non si applica ai materiali, alle sostanze o agli oggetti, che, senza necessità di operazioni di trasformazione, già presentino le caratteristiche delle materie prime secondarie individuate ai sensi dei precedenti commi, a meno che il detentore se ne disfi o abbia l'intenzione o l'obbligo di disfarsene.
I soggetti che producono, trasportano o utilizzano materie prime secondarie, combustibili o prodotti nel rispetto di quanto previsto dal presente articolo, non sono sottoposti alla normativa sui rifiuti, a meno che se ne disfino, abbiano deciso o abbiano l'obbligo di disfarsene".
Ma c'è di più: i sottoprodotti che sono definiti nello schema del nuovo Dlgs come "i prodotti dell'attività dell'impresa che, pur non costituendone l'oggetto dell'attività principale, scaturiscono in via continuativa dal processo industriale dell'impresa stessa e sono destinati ad un ulteriore impiego o al consumo. Non sono soggetti alle disposizioni del presente decreto i sottoprodotti di cui l'impresa non si disfi, non sia obbligata a disfarsi e non abbia deciso di disfarsi ed in particolare i sottoprodotti impiegati direttamente dall'impresa che li produce o commercializzati a condizioni economicamente favorevoli per l'impresa stessa direttamente per il consumo o per l'impiego, senza la necessità di operare trasformazioni preliminari in un successivo processo produttivo. L'utilizzazione del sottoprodotto deve essere certa e non eventuale".
Lo sforzo verso una maggiore chiarezza è però vanificato del tutto dal solito punto dolente, ovvero nella assenza della definizione di “disfarsi”
o l'aumento degli obiettivi di raccolta differenziata è senza dubbio condivisibile, ma non lo è altrettanto il fatto che per il raggiungimento di quelle percentuali contribuisca anche la frazione organica che si origina dalla separazione meccanica a valle delle raccolte, la cosiddetta "Fos", attualmente utilizzata per la copertura delle discariche o casomai per i ripristini. Poi quella stessa frazione si può decidere di inviarla a un impianto di depurazione, così i fanghi che ne risultano potranno finalmente essere smaltiti come rifiuti, a questo punto speciali.
o C'è poi la questione dei Consorzi, per i quali si prevede di intervenire con la legge del libero mercato. Si prevede infatti l'obbligatorietà di costituire Consorzi, ma non saranno più unici. Ciò vuol dire che ne potranno nascere quanti ne vorranno, o meglio quanti saranno vantaggiosi per il mercato; ciò colpisce in particolare per il caso delle batterie e degli oli esausti: vanno a monte tutti gli sforzi fatti in questi anni per convogliare questa frazione di rifiuti particolarmente pericolosa in un unico soggetto con maggiore garanzia per l'ambiente e minore difficoltà di controlli. Il problema su Cobat e Coou è dato dal fatto che la proliferazione di soggetti in materia di rifiuti pericolosi (quali batterie e olio) è un fatto gravissimo per la tutela dell'ambiente perché porterà inevitabilmente alla dispersione dei flussi, mentre ora tali Consorzi raccolgono oltre il 97% di quanto immesso al consumo.
o Va sottolineato anche il proliferare degli Adp (stante la deregolamentazione ad essi connessa): evidente che sarà difficilissimo capire qualcosa, soprattutto da parte dei produttori di rifiuto e delle autorità di controllo.
o E, per finire, con l'articolo 62 si istituisce la tassa sui rifiuti. Così non sarà più necessario ricorrere al solito decreto di fine anno per prorogare l'entrata in vigore della tariffa. Chi glielo dirà a quei cittadini che grazie alla tariffa già spendono meno per smaltire i rifiuti che producono?
80% di raccolta differenziata nel Caserta1
I primi dati consolidati nei comuni di Pietramelara, Baia e Latina, Riardo, nel Consorzio Caserta1, lasciano ben sperare per il futuro prossimo. La media dei 3 comuni, partiti insieme con il porta a porta "secco - umido", è un tondo 80% di raccolta differenziata, rispettivamente 78, 80 e 81%, Qualche dato interessante: la media dell'umido e al 37%, quella del secco riciclabile (carta, cartone, plastica, vetro e alluminio) è al 41%.
Un esempio da seguire in Campania per vincere l'emergenza rifiuti. "Siamo soddisfatti del risultato - dice Antony Scialdone, Amministratore della Matese Ambiente srl, società che cura il servizio - Presto partiremo su altri 10 comuni, con l'obiettivo di confermare il trend positivo inaugurato con il comune di Caianello".
Le spiagge…non fumano
Sulle spiagge sarde sbarca “Mozzichino”, il portacenere tascabile che permette di spegnere e raccogliere i mozziconi di sigaretta.
Nessun mozzicone di sigaretta inquinerà più le meravigliose spiagge dei Comuni di Castelsardo, Palau e Santa Teresa Gallura.
Questi Comuni, insieme a GESENU Spa, che gestisce il servizio di Igiene Urbana in tutte e tre le località, hanno dato via nel corso di questa estate ad una iniziativa rivolta a residenti e turisti. Verrà infatti distribuito sulle spiagge “Mozzichino” il portacenere da spiaggia che permette di spegnere e raccogliere i mozziconi di sigaretta che potranno essere successivamente gettati in un contenitore stradale, evitando quindi lo spargimento dei medesimi lungo coste e spiagge.
Un altro piccolo ma importante tassello che si aggiunge al progetto complessivo di promozione delle raccolte differenziate rivolto ai residenti, ai turisti ed agli esercizi commerciali dei tre Comuni.
Fonte:
www.gesenu.it
Italia nostra: aaa cercasi mille famiglie che riciclano
Italia Nostra cerca almeno mille famiglie del Nord, del Centro, del Sud e delle isole impegnate nella raccolta differenziata dei loro materiali post consumo e disponibili a mettersi in rete per dimostrare che anche gli italiani sono capaci di riciclare gran parte dei loro scarti domestici.
I mille cittadini che aderiranno all'appello di Italia Nostra - si legge in un comunicato - per quattro mesi peseranno la carta, la plastica, il vetro, i metalli, gli scarti di cucina da loro accuratamente separati per essere successivamente riciclati. Queste informazioni saranno inviate on-line a Italia Nostra che provvederà a realizzare il primo sondaggio telematico sul riciclo in Italia.
Queste mille (e più) esperienze, si legge nel comunicato di Italia Nostra, “permetteranno finalmente di scoprire quale è la vera percentuale di raccolta differenziata che le famiglie italiane sono in grado di realizzare. Siamo sicuri che questo dato sarà una sorpresa per tutti, a cominciare dai nostri amministratori. L'informazione più importante che fornirà la Rete dei Cittadini per il Riciclo sarà quella di sapere quanto realmente ci costa lo smaltimento di un chilo dei nostri cosiddetti rifiuti indifferenziati. Anche in questo caso ci saranno delle belle sorprese, in particolare per quei comuni che non vogliono la raccolta "porta a porta" e la Tariffa personalizzata (Paghi solo quello che smaltisci)”. I dettagli del progetto "La Rete dei Cittadini per il Riciclo sono sul sito di Italia Nostra: www.italianostra.org
Francia, la città dice no alle buste. Ai cittadini gratis quelle riciclabili.
Tutto un quartiere dice "basta" alle buste di plastica, troppo inquinanti. Vicino a Parigi Senart, periferia verde a sud-est della capitale francese fra la Senna e la Marna ha messo al bando le buste di plastica e deciso che i 100.000 abitanti saranno gratuitamente forniti di sporta per la spesa riutilizzabile. La decisione e il denaro per realizzarla vengono dal Comune e dai commercianti.
I due grandi fiumi della regione, la sterminata foresta dove vivono migliaia di specie animali anche se si è a 50 chilometri da Parigi, i bambini, ringraziano, così come plaudono all'iniziativa quell'85% di francesi che - stando ai manifesti che compaiono in questi giorni nella capitale - vorrebbero dire basta ai rifiuti in plastica non riciclabili. I danni delle buste di plastica, la loro dispendiosità e il pericolo che rappresentano per il futuro dell'ambiente sono una specie di litania che da anni viene ripetuta invano. I commercianti di Senart, invece, si sono fatti due conti: "ogni anno si distribuiscono in Francia 15 miliardi di buste di plastica - spiega Christelle Dupont-Maitre, dell'associazione commercianti - qualcosa che rappresenta 85.000 tonnellate di rifiuti, che costano 100 milioni di euro alla collettività". Senza contare che quando vengono lasciati in giro, o gettati in terra, ci mettono da uno a quattro secoli per biodegradarsi. I primi a decidere di passare all'azione sono stati i due ipermercati di Senart. Dopo di loro, hanno sposato l'iniziativa "ecocittadina" tutti i 120 aderenti all'Associazione commercianti. Le prime 32.000 sporte per la spesa, gratuite e riutilizzabili, verranno inviate a casa dei cittadini degli otto comuni di Senart a fine settembre. Il piano d'azione prevede la scomparsa immediata delle "buste inquinanti" e l'eliminazione totale dei vituperati involucri dalla visuale degli abitanti entro due anni. I consumatori sembrano entusiasti, tanto che i piccoli negozianti di frutta e verdura e alimentari parlano di massaie che da quest'estate già rifiutavano gli indistruttibili sacchetti. Ai commercianti, l'acquisto delle sporte è costato 24.000 euro, ai quali si deve aggiungere un quantitativo non indifferente di sacchetti biodegradabili, per chi proprio non può fare a meno della tradizionale busta. "Lo faremo - spiega uno dei rappresentanti dell'Associazione commercianti - anche se una busta bio costa quattro volte di più delle normali".
Fonte: www.repubblica.it
Prendi bene la mira….prossimo bersaglio è il riciclo.
Un progetto sperimentale di raccolta e riciclaggio dei bossoli che coinvolga tutti i soggetti della filiera, dai produttori di cartucce fino agli operatori della gestione dei rifiuti. È questa l'iniziativa promossa da PolieCo, il Consorzio per il Riciclaggio dei rifiuti di beni in Polietilene, per il recupero dei residui in polietilene delle cartucce, la cui produzione annua in Italia arriva a 1,2 miliardi di pezzi.
Milioni di bossoli con parti in polietilene, fino a 1,2 miliardi all'anno. È questa la produzione annua in Italia dei residui delle cartucce, che invece di essere avviati al reimpiego e al riutilizzo come previsto dal D.Lgs. 22/97 (Decreto Ronchi), vengono per lo più abbandonati sul terreno e successivamente smaltiti in discarica.
Polieco promuove un progetto sperimentale per il recupero dei bossoli che coinvolga tutti i soggetti interessati, dai produttori e distributori di cartucce, agli utilizzatori, agli agricoltori, agli operatori della gestione dei rifiuti. Il progetto prevede il conferimento delle cartucce esauste presso Centri di raccolta autorizzati dal Consorzio, scoraggiandone contestualmente l'abbandono indiscriminato.
Le fasi operative attualmente in corso consistono nella mappatura delle zone di distribuzione delle cartucce e di accumulo dei bossoli. Una volta terminato il lavoro di individuazione dei siti, il PolieCo indicherà l'ubicazione delle piattaforme aderenti al Consorzio a cui conferire il materiale raccolto. L'iniziativa sta attualmente interessando le regioni di Toscana e Umbria, dove è stata stimata una produzione annua di circa 1000 tonnellate di bossoli. In seguito il programma, aggiornato con le esperienze acquisite, verrà proposto nelle altre regioni italiane.
Fonte:
PolieCo - Consorzio per il Riciclaggio dei rifiuti di beni in Polietilene