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Luglio 2005

Hi-tech, molto più che immondizia.


Grazie ad ecoR'IT molti produttori che operano in Italia hanno iniziato a raccogliere tonnellate di materie prime scartate dagli utenti (piombo, mercurio e argento sono solo alcune). Da agosto lo dovranno fare tutti. I dettagli di una (r)evolution



Piombo, mercurio, argento: queste sono solo alcune delle tante materie prime che ogni giorno gli italiani gettano via insieme ai propri rifiuti hi-tech; in Europa la media pro-capite di produzione di questi scarti è di 14 chilogrammi l'anno. Una situazione pesantissima sul piano ambientale, sebbene ora siano sempre di più le scorie tecnologiche che vengono intercettate dai produttori e indirizzate ad uno smaltimento corretto che può includere anche il riciclaggio.
Tutto questo accade grazie ad ecoR'it messa in piedi da Ecoqual'IT, il "Consorzio nazionale qualità uso recupero smaltimento materiali di consumo e apparecchiature IT" a cui ora aderiscono alcuni dei più importanti produttori di tecnologie attivi in Italia.
ecoR'it ha iniziato la raccolta di rifiuti tecnologici nelle province di Milano, Brescia, Latina e Lecce. Sono stati raccolti da maggio - hanno spiegato ieri i promotori presentando l'iniziativa - 41 tonnellate di materiali hi-tech provenienti dalle famiglie e oltre 86 tonnellate di quelli derivanti dalle attività business.
"La raccolta - hanno spiegato i promotori - proseguirà per tutto giugno - luglio 2005: l'obiettivo è di raggiungere 400 tonnellate di rifiuti hi-tech raccolti e trattati" coinvolgendo un numero crescente di province.
Ad oggi hanno aderito ad ecoR'it: Brother Office Equipment, Canon Italia, Cdc, Cpf, Epson Italia, Fujitsu Italia, Kyocera Mita, Lanier, Lexmark International, Nrg Italia, Oki Systems, Olivetti, Packard Bell, Ricoh Italia, TallyGenicom, Toshiba Tech Italia, Toshiba Europe.

Fonte: http://punto-informatico.it

Obbligo dei sacchi trasparenti per la raccolta dei rifiuti? Il Garante dice no.


Secondo il Garante della Privacy non possono essere imposti i sacchetti trasparenti nella raccolta dei rifiuti, sì ai controlli codici a barre, microchip e sistemi di monitoraggio negli ecocentri.



Anche la gestione dell’immondizia deve rispettare il Codice per la protezione dei dati personali.
Un provvedimento generale del Garante per la protezione dei dati personali fornisce una risposta ai quesiti di molti enti locali e a numerosi reclami e segnalazioni giunti all’Authority da parte di cittadini che lamentavano controlli indiscriminati sulla spazzatura e una violazione della privacy. Nei rifiuti possono finire, infatti, molti effetti personali (corrispondenza, fatture telefoniche con i numeri chiamati, estratti conto bancari), a volte relativi anche alla sfera della salute (farmaci, prescrizioni mediche, ecc.) o a convinzioni politiche, religiose, sindacali. Queste informazioni, se trattate in modo non proporzionato o in caso di abusi, possono comportare seri inconvenienti alle persone.
Il Garante ha rilevato che la raccolta differenziata, prevista da specifiche norme, risponde ad un importante interesse pubblico. Ma non ha ritenuto proporzionato l'obbligo imposto da alcuni enti locali ad utilizzare sacchetti trasparenti per la raccolta, perché chiunque si trovi a transitare sul pianerottolo o nell'area antistante l'abitazione può visionare agevolmente il contenuto. Sproporzionata anche la misura che obbliga ad applicare al sacchetto targhette adesive in cui sia riportato a vista nominativo ed indirizzo della persona cui si riferiscono i rifiuti, in particolare se lasciati in strada.
Invasiva è stata ritenuta anche la pratica di ispezioni generalizzate dei sacchetti. Gli organi addetti ai controlli possono procedere ad ispezioni selettive solo nei casi in cui abbiamo ragione di ritenere che i rifiuti siano stati lasciati senza osservare le norme in materia di raccolta differenziata e il cittadino non sia identificabile in altro modo.
Sì, invece, a codici a barre, microchip che consentono di delimitare l'identificabilità della persona solo nel caso in cui sia accertata la violazione delle norme sulla raccolta differenziata. In questo modo gli operatori che verificano l'omogeneità del contenuto del sacchetto (carta, vetro, plastica) non vengono a conoscenza dell'identità della persona, che rimane riservata fino alla decodifica dei codici a barre o del microchip da parte dei soggetti che applicano la sanzione.
Per quanto riguarda infine le cosiddette "ecopiazzole" o Ecocentri, il Garante ritiene lecito che i gestori di queste aree in cui i cittadini portano i materiali per la raccolta differenziata, registrino temporaneamente nominativi ed indirizzo di chi conferisce i rifiuti, previa esibizione di un documento di identità, anche per accertare la residenza dei cittadini ed evitare che uno stesso soggetto conferisca i rifiuti in più comuni aggirando i limiti quantitativi ammessi senza oneri.


Fonte:
www.garanteprivacy.it

La Corte di giustizia UE condanna l’Italia sul trasporto dei rifiuti...

La Corte di giustizia Ue ha condannato l'Italia per non aver rispettato l'obbligo di registrazione, presso le autorità competenti, delle imprese responsabili della raccolta o del trasporto dei rifiuti.

Era stata la Commissione europea a portare sul banco degli imputati l'Italia accusandola di non rispettare le direttive europee in materia di rifiuti. Nel mirino, il fatto che l'Italia “permette alle imprese di esercitare la raccolta e il trasporto dei propri rifiuti non pericolosi, come attività ordinaria e regolare, senza obbligo di essere iscritte all'Albo nazionale delle imprese esercenti servizi di smaltimento rifiuti”. Ma anche il fatto “di trasportare i propri rifiuti pericolosi in quantità che non eccedano i 30 chilogrammi e i 30 litri al giorno, senza obbligo di essere iscritte all'Albo”. Al contrario la direttiva prevede per questo tipo di aziende, ma anche per quelle che smaltimento o recuperano rifiuti per conto di terzi (commercianti o intermediari), l'obbligo di essere iscritti presso le competenti autorità qualora non siano soggetti ad autorizzazione. Nella sua sentenza la Corte osserva, innanzitutto, che la direttiva Ue “deve essere interpretata alla luce della sua finalità che è la tutela della salute umana e dell'ambiente”, ma che la normativa ha anche “lo scopo di rafforzare il controllo da parte delle autorità sul ciclo dei rifiuti”.
I giudici ricordano anche che direttiva non prevede deroghe fondate sulla natura o sulla quantità dei rifiuti. Per i giudici europei, “la normativa italiana fissa invece obblighi di iscrizione che variano a seconda della pericolosità o meno dei rifiuti raccolti o trasportati. Per quanto riguarda quelli non pericolosi - aggiungono - essa impone un obbligo d'iscrizione all'Albo nazionale, soltanto alle imprese dedite ad attività di raccolta e trasporto di rifiuti prodotti da terzi, escludendo in questo modo le aziende che raccolgono o trasportano rifiuti propri. Inoltre, la normativa italiana dispensa dall'obbligo di iscrizione “i trasporti di rifiuti pericolosi che non eccedano la quantità di 30 chilogrammi al giorno o di 30 litri al giorno effettuati dal produttore degli stessi rifiuti, configurando così deroghe non previste dalla direttiva”. Per queste ragioni, conclude la Corte di giustizia dell'Ue, il governo italiano è venuto meno ai suoi obblighi previsti dalla normative Ue sui rifiuti.

Fonte: ANSA

E’ arrivata la normativa per i rifiuti elettrici ed elettronici.


Come già anticipato in una nostra news di maggio è stato in questi giorni approvato il Decreto Legislativo che recepisce in ambito nazionale le tre direttive europee in materia di rifiuti elettrici ed elettronici.


Come già anticipato in una nostra news di maggio è stato in questi giorni approvato il Decreto Legislativo che recepisce in ambito nazionale le tre direttive europee in materia di rifiuti elettrici ed elettronici.
Gli strumenti per garantire la raccolta mirata di questi rifiuti sono contenuti nel decreto legislativo, approvato in prima lettura dal Consiglio dei Ministri il 13 maggio scorso che, a sua volta, recepisce tre direttive comunitarie (2002/95/CE, 2002/96/CE, 2003/108/CE).
Il decreto prevede, tra l'altro, una apposita "campana" per raccogliere questo genere di rifiuti, particolari restrizioni sull'uso di determinate sostanze pericolose in queste apparecchiature, l'onere a carico dei distributori, al momento della fornitura di una nuova apparecchiatura destinata ad un nucleo domestico, di ritirare gratuitamente i vecchi prodotti, il finanziamento delle operazioni di trasporto, trattamento, recupero e smaltimento finale della spazzatura elettronica a carico dei produttori.

Sei le finalità principali del provvedimento:
1. prevenire la produzione di rifiuti provenienti da apparecchiature elettriche ed elettroniche;
2. garantire la realizzazione di un sistema di raccolta differenziata, recupero e riciclaggio di questi rifiuti;
3. favorire la progettazione di nuove apparecchiature che facilitino il riuso, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti da esse prodotte;
4. vietare l'utilizzo di sostanze pericolose come mercurio, piombo, cadmio, cromo, Pbb ecc;
5. realizzare sistemi di trattamento, recupero e smaltimento finale di questi rifiuti finanziati essenzialmente dai produttori delle apparecchiature;
6. marchiare tutte le apparecchiature con un simbolo che indichi ai cittadini la necessità della raccolta differenziata.

Le nuove norme hanno anche un obiettivo quantitativo: entro il 31 dicembre 2006, la raccolta differenziata della spazzatura elettronica, proveniente dai nuclei familiari, dovrà essere pari a Kg 4 l'anno.
Il decreto legislativo dovrà ora passare al vaglio della Conferenza Stato-Regioni e delle Commissioni parlamentari per poi tornare in Consiglio dei ministri per l'apporvazione definitiva.

Clicca qui per scaricare le normative di riferimento...

Fonte: www.governo.it

Il cassonetto c’è ma non si vede – una sperimentazione per la raccolta del vetro.


‘Ecolbell ecoisola’ è un cassonetto a scomparsa. In pratica il cassonetto non si vede ma è possibile ugualmente gettarvi i propri rifiuti 24 ore su 24.
Questi nuovi contenitori, attualmente sperimentati da Meta a Modena, hanno una capacità variabile tra i 3.000 ed i 5.000 litri, sono posti nel sottosuolo, dentro un vano prefabbricato in calcestruzzo armato.


È possibile calpestare il piano superiore, ma allo stesso tempo, grazie ad un’apertura, si possono conferire i rifiuti nel cassonetto sottostante.
I vantaggi che offre questo nuovo sistema di conferimento sono molti. Non interferisce con il normale sistema di vuotatura utilizzato da Meta. Inoltre la vista dei cassonetti, che si trovano nel sottosuolo, non influisce in modo negativo sull’estetica urbana ed è possibile recuperare spazi.
Grazie ad Ecolbell Ecoisola si può anche ottenere un migliore livello igienico, poiché la temperatura, sotto la superficie del terreno, è più bassa, così si evita la formazione di cattivi odori. I ‘cassonetti ‘invisibili’ possono essere utilizzati sia per la normale raccolta dei rifiuti che per le raccolte differenziate.
Attualmente Meta ha adibito due di queste isole interrate alla raccolta del vetro, collocandole a Modena in Largo Monte Cassino. Terminato il periodo di prova, che durerà un anno, si deciderà insieme all’Amministrazione Comunale se utilizzare il sistema anche in altre zone della città, ad esempio in centro storico, dove è più necessario guadagnare spazi e rispettare le esigenze estetiche.

Fonte:Newsletter PensadifferenziatoNews n°6

Sei un turista? Ricicla e vinci!


Il Comune di Loano ha lanciato un premio per promuovere la raccolta differenziata tra i turisti.

Il Comune di Loano (Savona) ha promosso una campagna per premiare il turista che effettua la migliore differenziazione dei rifiuti.
Finora è stato premiato un turista di Settimo Milanese (Milano). Tra i turisti che hanno partecipato alla prima settimana di raccolta differenziata figurano numerosi piemontesi (provenienti soprattutto dalla provincia di Torino), lombardi (provenienti in particolare dalla provincia di Milano), alcuni liguri e siciliani. Ai premiati viene regalata una bicicletta realizzata interamente in alluminio riciclato del CIAL, il Consorzio di filiera.

Fonte: www.comuneloano.it ; www.ecosportello.org

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