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Gennaio 2005

TRATTAMENTO DEI RIFIUTI A IFAT 2005:
VENTO IN POPPA PER IL PROCESSO MECCANICO-BIOLOGICO


L’attuale legislazione ha modificato le condizioni quadro dell’industria dei rifiuti. In particolare il trattamento meccanico-biologico dei rifiuti ha acquistato un significato fondamentale attraverso la disposizione riguardante il deposito che diventerà un procedimento standard di trattamento per i rifiuti residui. A IFAT 2005 (il principale evento fieristico al mondo dedicato all’ambiente ed allo smaltimento: acqua, acque reflue, rifiuti e riciclaggio) esporranno le loro proposte sia aziende che offrono sistemi e soluzioni complete, sia produttori di importanti gruppi indipendenti di aggregati.

A partire dal 1° luglio 2005 in Germania non sarà più possibile depositare rifiuti biodegradabili non trattati, questo è quanto prescrive l’ordinamento in materia del febbraio 2001. Si tratta, dunque, di distruggere le parti organiche e i materiali tossici contenuti nei rifiuti e di separare o rendere inerti le sostanze nocive. Accanto agli inceneritori di rifiuti e al coincenerimento di rifiuti urbani trattati negli impianti industriali, è possibile impiegare a tali scopi gli impianti di trattamento meccanico-biologico dei rifiuti. Attualmente si stanno notevolmente ampliando le capacità di questa soluzione tecnica, che in diversi casi si presenta come la più economica. A metà dell’anno in corso, il gruppo di lavoro tedesco dei laender per i rifiuti (Länderarbeitsgemeinschaft Abfall, LAGA) ha comunicato che alla data fissata per il 2005, in tutta la Germania, si prevede l’operabilità effettiva di 46 impianti meccanico-biologici, altri 16 si trovano ancora nello stadio di progetto, in fase pilota sperimentale o di assegnazione dell’appalto. La capacità totale di tutti gli impianti disponibili e progettati si aggirerà intorno ai 6,4 milioni di tonnellate circa, un enorme aumento rispetto all’attuale disponibilità di 1,5 milioni di tonnellate. Durante lo sviluppo del trattamento meccanico-biologico dei rifiuti si sono affermate due varianti di processo: il trattamento specifico delle sostanze e la stabilizzazione meccanico-biologica.
Lo scopo principale del trattamento specifico in base alle sostanze o anche processo di macerazione finale consiste nel trattamento preliminare dei rifiuti al fine di un deposito a basso impatto ambientale nella discarica. Al fine di impedire processi di decomposizione biologica e quindi le conseguenti emissioni all’interno dell’ammasso della discarica, si mira a una decomposizione il più possibile biologica delle parti organiche dei rifiuti durante la fase che precede il trattamento vero e proprio. Le fasi meccaniche del recupero separano frazioni dall’alto potere calorifico come, per esempio, materiali plastici per un’utilizzazione energetica e metalli per il riciclaggio del materiale. Il trattamento biologico avviene attraverso macerazione, fermentazione o processi combinati. Impiegando processi anaerobici viene prodotto gas biologico che può essere utilizzato per la produzione di energia.
Scopo del trattamento degli impianti di stabilizzazione meccanico-biologici è una più consistente conservazione delle parti biogene nel cosiddetto “Stabilat”, ricco di potere calorifico, e la produzione di altre frazioni riciclabili. Per il miglioramento delle qualità di purificazione i rifiuti vengono essicati prima di un successivo trattamento biologico. Dopo la separazione di metalli, sostanze inerti e impurità, il seguente trattamento meccanico di essicazione suddivide i rifiuti in una o più frazioni ricche di potere calorifico di diverse qualità. Nella discarica non vengono depositate alcuna o comunque solo minime quantità di rifiuti secondari.
Alla Germania spetta un ruolo di battistrada nell’ambito della tecnica dei sistemi meccanico-biologici predisposti per il trattamento dei rifiuti in Europa. Il gruppo tedesco di lavoro per il trattamento dei rifiuti in base alla specifità dei materiali (Arbeitsgemeinschaft Stoffspezifische Abfallbehandlung, ASA e.V.) prevede, a medio termine, un trasferimento ancora più intenso del know how negli altri Paesi membri dell’Unione Europea.
All’appuntamento con IFAT a Monaco di Baviera espongono da un lato i fornitori di sistemi, che offrono impianti chiavi in mano completi, dall’altro anche le case produttrici di diversi gruppi indipendenti di aggregati necessari per la frantumazione, il trasporto, la separazione, la vagliatura, la classificazione, la separazione di Fe e NE, il trattamento biologico e la depurazione dell’aria viziata. IFAT
IFAT è il principale evento fieristico al mondo dedicato all’ambiente ed allo smaltimento: acqua, acque reflue, rifiuti e riciclaggio. Con 2.042 espositori di 39 Stati e 97.245 operatori di 121 Paesi la manifestazione si è presentata alla sua ultima edizione del 2002 con nuove cifre record. IFAT 2005, che ha luogo a Monaco di Baviera dal 25 al 29 aprile 2005, offre un attraente programma espositivo: innovative proposte per il settore e lo stato dell’arte della tecnica per soluzioni applicative ed economiche, nonché un’ampia offerta di servizi qualificati nei settori dell’industria dell’acqua, delle acque di scarico e dei rifiuti, accompagnati da un ricco programma di interessanti manifestazioni informative.
Messe München International (MMI)
La Messe München International (MMI) è uno dei primi enti fieristici al mondo. La società organizza ogni anno circa 40 saloni dedicati a beni di investimento, beni di consumo e nuove tecnologie. Più di 30.000 espositori di oltre 90 Paesi e più di due milioni di visitatori provenienti da circa 180 Stati partecipano ogni anno alle manifestazioni fieristiche di Monaco di Baviera. La MMI organizza inoltre anche saloni in Asia, Nordamerica e Sudamerica. Grazie alle sue cinque filiali estere ed alle 75 rappresentanze straniere, che offrono i loro servizi in ben 89 Paesi, la MMI dispone di una rete di comunicazione in tutto il mondo.

Maggiori informazioni sul sito www.ifat.de
Contatto per la stampa:
Ebba Schiel, Pressereferat (Ufficio Stampa) IFAT 2004
tel. (+49 89) 9 49-2 06 60, fax


Fonte:
Comunicato stampa IFAT 2005-www.ifat.de

IN FASE DI AVVIO L’INDAGINE NAZIONALE SULLA TARIFFA RIFIUTI DELL’APAT


Parte l’indagine nazionale sulla tariffa promossa da APAT. L’indagine viene realizzata dalla Scuola Agraria del Parco di Monza, dalla società SinteSi S.r.l. (PD) e del Consorzio Priula (TV). Tutti i Comuni sono invitati a dare il proprio contributo, inviando i loro recapiti e riferimenti.

In questi giorni si stanno avviando le attività d’indagine sulla situazione ed applicazione della tariffa rifiuti, curata dalla Scuola Agraria del Parco di Monza e dalle società Sintesi S.r.l. (PD) e Consorzio Priula (TV), su incarico ed a supporto dell’APAT.
Per prima cosa l’indagine cercherà di comprendere e segnalare le esperienze significative a livello nazionale in modo da aggiornare e completare la casistica di riferimento. A breve verrà anche realizzato un apposito sito web dove i Comuni o gli Enti Gestori potranno inserire i propri dati per entrare a fare parte dell’indagine e fornire il proprio contributo.
Lo studio, oltre ad un quadro statistico generale delle esperienze attivate, si propone di analizzare i punti di criticità nell’applicazione della tariffa ed evidenziare i casi più significativi per le soluzioni individuate e la capacità di superare operativamente i punti di criticità.
Lo studio ricopre una particolare importanza perché sarà la base per una discussione a livello governativo. Con la Legge n.308/2004 “Delega al Governo per il riordino, il coordinamento e l’integrazione della legislazione in materia ambientale e misure di diretta applicazione”, il Governo è delegato ad adottare uno o più decreti legislativi sulla base di una serie di principi tra i quali “..assicurare una maggiore certezza della riscossione della tariffa sui rifiuti urbani, anche mediante una più razionale definizione dell’istituto”.

Si invitano pertanto tutti i Comuni e/o gli Enti che per essi hanno in gestione l’applicazione della tariffa a contattare il seguente recapito:

Indirizzo mail: e.strambini@setaonline.it
o numero di telefono: 049-8098565
per fornire i propri riferimenti/recapiti, secondo le modalità indicate nel comunicato spampa –in particolare è fondamentale il contributo delle Amministrazioni che nell’anno 2004 hanno predisposto per la 1° volta il Piano Finanziario, oppure che applicano per la 1° volta la Tariffa nel 2004 o nel 2005.

Scarica qui il pdf del comunicato stampa.

SCUOLA DI FORMAZIONE AMBIENTALE ANTONIO CEDERNA


Nata dalla collaborazione tra l’Editoriale La Nuova Ecologia e il Centro per lo Sviluppo Sostenibile di Legambiente, la Scuola svolge le sue attività a Rispescia (Gr). Le strutture ospitano anche il Centro nazionale per la promozione delle Fonti Energetiche Rinnovabili e Festambiente, l’annuale manifestazione nazionale di Legambiente.
Nell’ambito del programma 2005 della Scuola di formazione, sono previsti due corsi residenziali di alta specializzazione sulla comunicazione ambientale, della durata di una settimana: da lunedì 28 febbraio a venerdì 4 marzo con approfondimento sul tema “Energia: dall’efficienza alle fonti rinnovabili”, e da lunedì 7 marzo a venerdì 11 marzo con approfondimento sul tema “Rifiuti: dalla gestione alla valorizzazione”.


I corsi si rivolgono a imprese, enti e soggetti istituzionali interessati all'aggiornamento dei propri dipendenti e collaboratori. E mettono a disposizione 20 borse di studio per operatori del mondo della comunicazione, laureati e studenti che intendano approfondire le loro conoscenze in materia ambientale.
Il programma prevede 12 ore di lezioni ed esercitazioni sulle teorie e tecniche di comunicazione e informazione ambientale, 9 ore di docenze e testimonianze d’eccellenza sulle tematiche in approfondimento, e in conclusione 12 ore di workshop intensivo sui principali metodi e strumenti per una comunicazione efficace. Le lezioni sono tenute da docenti specializzati e professionisti della comunicazione. Al termine di ogni corso viene rilasciato un attestato di frequenza.
Il pacchetto è comprensivo, oltre che dei materiali del corso, anche del vitto tipico e biologico e dell’alloggio presso la struttura stessa in cui si tengono le docenze. Le indicazioni sulla disponibilità delle borse di studio vanno richieste alla segreteria della scuola, ai recapiti indicati in calce.
Per concorrere alla selezione dei partecipanti è necessario inviare, preferibilmente via mail all'indirizzo formazione@lanuovaecologia.it una lettera di motivazione con allegato curriculum e, in caso di richiesta di borsa di studio, documenti cartacei (via posta prioritaria o via fax, ai recapiti in calce) che attestano la situazione economica del nucleo famigliare. E' sufficiente inviare, per ognuno dei dichiaranti, la copia del foglio in cui è indicato il reddito imponibile lordo. Sarà nostra cura ricontattare gli aspiranti per i colloqui, telefonici o diretti, che contribuiscono alla valutazione della candidatura. Le iscrizioni termineranno la settimana precedente l’inizio dei singoli corsi.
A breve verranno inviati via mail e pubblicati sul sito de La Nuova Ecologia i programmi dettagliati delle docenze.

Luca Biamonte - Responsabile Formazione
Editoriale La Nuova Ecologia
Via Maria Adelaide, 8 - 00196 Roma
tel. 06.45430942 06.45430943 fax
mail: formazione@lanuovaecologia.it
web: www.lanuovaecologia.it

Fonte: www.lanuovaecologia.it

1994-2004: PUBBLICATI I PRIMI DIECI ANNI DI CONSORZIO BACINO PADOVA 1


Grandi festeggiamenti per il decimo “compleanno” del Bacino Padova: il bilancio dell’operato è davvero notevole, in questi dieci anni sono stati raggiunti traguardi e risultati insperati. Il Presidente Mirko Patron ricorda i princiapli risultati: attivazione della raccolta domiciliare e gestione della tariffa, RD al 65%, contenimeto della produzione dei rifiuti livelli economici dei prezzi applicati ai cittadini particolrmente contenuti.

Sabato 18 dicembre 2004, il Consorzio Bacino di Padova 1 ha festeggiato il suo primo decennio di operato: dieci anni di studi, sperimentazioni, attività intensa ed entusiasmo, in stretta collaborazione con Sindaci e Cittadini. Dieci anni che sono stati sufficienti per compiere una vera e propria rivoluzione nel mondo dei rifiuti, raggiungendo livelli prima inimmaginabili di raccolta differenziata (64.5% - media di tutto il bacino), ma, soprattutto, introducendo un cambiamento radicale nelle abitudini e nella mentalità dei cittadini, fino a creare un modello (raccolta porta a porta) ora esportato ed imitato in tutta Italia.
Con l’occasione è stato stampata una specifica pubblicazione, che raccoglie la storia, i risultati, i dati ed anche i “volti” del Bacino PD1.
Grande interesse è stato suscitato dai dati riportati nella pubblicazione che oltre a descrivere le modalità di gestione adottate ha evidenziato i fenomeni particolarmente virtuosi riscontrati nell’area dell’Alta Padovana sul fronte della gestione rifiuti.
Oltre ad un contenimento della produzione dei rifiuti, che è rimasta sempre inferiore ai 400 kg/ab per anno e non è cresciuta negli ultimi 10 anni, si è verificata una grande adesione dei comuni al progetto tariffa che vede nel 2005 ormai superare i 20 Comuni e 200.000 abitanti coinvolti. Sul fronte dei costi una recente indagine del Consorzio Padova Due ha dimostrato che i costi medi per abitante del Consorzio Padova Uno sono i più bassi del Veneto con un valore inferiore a 60 €/ab.

Scarica qui il libro completo "Una rivoluzione nella gestione dei rifiuti"
(27 MB)

Fonte: Consorzio Bacino di Padova 1

CEA: I CENTRI DI EDUCAZIONE AMBIENTALE


È attivo da alcuni giorni il sito dedicato alla rete dei Centri di educazione ambientale per lo sviluppo sostenibile sparsi in tutta la provincia di Modena (all’indirizzo www.retecea.provincia.modena.it). Il portale è stato realizzato dalla Provincia, con la collaborazione della cooperativa La Lumaca, con l’obiettivo di fornire un punto di riferimento per scuole, enti, gruppi ed associazioni interessati ai temi dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile.

I CEA sono i Centri di Educazione Ambientale (legge regionale n° 15/1996), strutture pubbliche dei Comuni e dei Consorzi delle Aree protette che promuovono e organizzano sul territorio attività di informazione ed educazione ambientale. Lo scopo è quello di promuovere comportamenti individuali e sociali improntati al rispetto della natura e dell’ambiente e favorire lo sviluppo sostenibile. I Centri hanno generalmente una dimensione sovracomunale; ogni Centro sviluppa una propria “vocazione” territoriale strettamente legata agli aspetti che maggiormente caratterizzano ogni situazione locale.
La Provincia di Modena sceglie di realizzare una Rete permanente dei Centri di Educazione Ambientale con l’anno scolastico 1991/1992 ad opera al termine di un percorso di educazione ambientale rivolto agli insegnanti. La rete provinciale è costituita da 14 centri, alcuni dei quali svolgono un’attività rivolta a più comuni. Si trovano a Modena, Carpi, Finale Emilia, Fiorano, Guiglia, Mirandola, Nonantola, S.Cesario, Sassuolo e Vignola, più quelli della Cassa di espansione del Secchia a Rubiera e del Parco del Frignano a Pievepelago e lo Sportello verde del Cimone a Sestola. In modo naturale avviene l’incontro tra i Centri di Educazione Ambientale e la scuola perché la scuola è il luogo privilegiato dell’educazione. Per assolvere al loro compito educativo e formativo i C.E.A. e la scuola hanno in comune il fine di promuovere nei ragazzi e nei giovani comportamenti consapevoli, responsabili e positivi dal punto di vista ambientale.
Alla fine degli anni ’90 la Provincia ha dato avvio ad un processo di Agenda 21 Locale per lo sviluppo sostenibile. Da qui si sviluppa la necessità di far conoscere i Centri di Educazione Ambientale anche fuori dagli ambiti scolastici, di raggiungere il cittadino, le realtà produttive, le famiglie.
La Rete è tuttora in evoluzione. All’inizio del 2004 è stato aperto un nuovo Centro e si stanno attivando nuove collaborazioni sovracomunali per garantire la presenza dei Centri di Educazione Ambientale su tutto il territorio provinciale. Le tante esperienze positive, le professionalità acquisite, le consapevolezze diffuse, i comportamenti positivi indotti dall’azione e dall’entusiasmo di tanti operatori rappresentano le fondamenta robuste e sicure della Rete.
Questo nuovo Portale intende promuovere e valorizzare le tante esperienze positive, le professionalità acquisite, le consapevolezze diffuse, i comportamenti positivi indotti dall’azione e dall’entusiasmo dei tanti operatori che rappresentano le fondamenta robuste e sicure della Rete. L'obiettivo del sito è anche di facilitare lo scambio tra i CEA e la progettazione di nuovi progetti condivisi tra più strutture.

Sezioni importanti e aggiornate in tempo reale: "news" dal mondo dei CEA e dell'ambiente e "eventi" con un calendario delle iniziative. E' disponibile uno scheda descrittiva di ogni cea nella sezione con la cartina della provincia di Modena.

Per informazioni:
PROVINCIA DI MODENA
Area Ambiente e Sviluppo Sostenibile
Ufficio Educazione Ambientale
Luisa Melotti
V.le J. Barozzi n° 340 - 41100 Modena
tel. 059/209427 - fax 059/209409
e-mail: melotti.l@provincia.modena.it

Fonte: www.retecea.provincia.modena.it


I CARABINIERI DENUNCIANO IL TRAFFICO DI RIFIUTI PERICOLOSI IN ITALIA: CIRCA IL 30% DEL TOTALE VIENE SMALTITO IN MODO ILLEGALE.

Il traffico di rifiuti pericolosi in Italia ha raggiunto una diffusione ed un volume d’affari pari a quelli del contrabbando d’armi e di stupefacenti: circa il 30% dei rifiuti pericolosi scompare senza che si sappia dove e come sia avvenuto lo smaltimento, con danni gravissimi per l’ambiente e per la salute dei cittadini in tutto il paese.

Il rapporto di fine anno per la tutela dell’ambiente in Italia, redatto dal Comando Carabinieri alla conclusione del 2004, denuncia un traffico di rifiuti pericolosi pari per importanza a quello di stupefacenti ed al contrabbando di armi, con un giro di affari che in dieci anni ha raggiunto un volume di circa 132 miliardi di Euro.
Gli scarti pericolosi smaltiti abusivamente sono pari al 30% del totale, ovvero una montagna di sostanze, spesso tossiche e cancerogene, che vanno ad avvelenare terra, acqua ed aria del nostro paese con gravissimi danni per la salute dei cittadini e per l’ambiente.
Il traffico coinvolge l’intera penisola, senza distinzione tra Nord, Centro e Sud: il caso più eclatante riguarda le province di Caserta e Napoli, dove per decenni la Camorra ha smaltito abusivamente ed in modo indiscriminato migliaia di tonnellate di rifiuti, ma episodi gravi di smaltimento illecito di rifiuti speciali pericolosi riguardano ormai anche tutto il Nord Italia, tanto che, secondo il generale Raffaele Vacca, comandante del Noe, non esiste ad oggi, nel nostro paese, nessuna regione estranea a questa problematica.
E’ quindi indispensabile un intervento forte e tempestivo di Governo e Parlamento: la Commissione Parlamentare di Inchiesta sui Rifiuti ha recentemente creato un documento, ora in visione alla Camera ed al Senato, volto all’introduzione nel sistema penale dei delitti contro l’ambiente e dei crimini dell’ecomafia. Ci si augura quindi che tale richiesta si traduca presto in legge.

Fonte: http://www.lineaverde.insw.net/emergenza_rifiuti.html

SACCHI BIODEGRADABILI…..AL POMODORO.

 

I ricercatori del CNR di Pozzuoli (NA) hanno scoperto come realizzare sacchi biodegradabili dagli scarti di un ortaggio presente sulle tavole italiane…un po’ in tutte le salse.

Sacchi biodegradabili realizzati con gli scarti di lavorazione del pomodoro. È questo il risultato di un progetto dell’Istituto di Chimica Biomolecolare del CNR di Pozzuoli (NA). ''Gli scarti di pomodoro possono rappresentare una risorsa economica'', spiega Barbara Nicolaus, ricercatrice del CNR e autrice dello studio. ''Il nostro programma di ricerca, finanziato dal Ministero dell'istruzione e della ricerca, ha avuto per obiettivo l'estrazione e la purificazione di polisaccaridi ottenuti dagli scarti della lavorazione del pomodoro e la riconversione di questi ultimi in buste di plastica biodegradabili''.
Le caratteristiche chimico-fisiche del polisaccaride estratto dalle bucce del pomodoro consentono di sviluppare, secondo i ricercatori del CNR, interessanti materiali ecodegradabili da utilizzare, ad esempio, per la produzione dei teli usati in agricoltura per la copertura di serre e campi.
In Italia la produzione di pomodori è di circa 65 milioni di quintali l’anno, di cui 30 solo in Campania. Il progetto avrà ricadute sul piano socio-economico, sia per le prospettive di creazione di nuovi posti di lavoro, sia per la risoluzione di problemi legati all’eliminazione degli scarti dell’industria conserviera.

Fonte: ANSA

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