Lo scettro di “Comune più riciclone d'Italia” è andato
anche quest'anno a Torre Boldone, un piccolo paese della
bergamasca dove gli abitanti arrivano a differenziare l'80%
dei rifiuti.
I premi sono stati consegnati il 18 settembre a Roma durante
la nona edizione di Comuni Ricicloni.
I più ricicloni nel nostro Paese sono piccoli Comuni
intraprendenti.
Tra i primi 10 posti della classifica assoluta per il miglior
riciclaggio totale compaiono infatti solo Comuni con meno
di 15.000 abitanti, tutti con percentuali di raccolta differenziata
sopra il 75%, quasi tutti del Nord Italia, con la brillante
eccezione di Padula, 5.600 abitanti in provincia di Salerno,
che con il 76,1% di raccolta differenziata è la prima
città del Mezzogiorno e la quinta nella classifica
assoluta nazionale.
Le grandi città invece, quelle con più di 600mila
abitanti, hanno ottenuto risultati molto scarsi: Roma è ultima
con un misero 5,6%, preceduta di poco da Napoli al 5,8% e
Palermo con il 6,5%. Un po' meglio al nord con Genova al
12,1%, quindi Torino al 22,8% e Milano al 27,4%. Risultati
in crescita rispetto agli ultimi anni, ma ancora troppo lontani
dal fatidico 35% fissato dal Decreto Ronchi per il 2003.
I risultati
Quest'anno le classifiche sono state stilate con una soglia
di ingresso più rigida:
- 50% per i piccoli centri del nord sotto i 10.000 abitanti,
- 35% per le città del nord sopra i 10.000 abitanti,
- 25% per il centro e il sud.
In base a questi criteri, ecco le segnalazioni di Legambiente:
- Al nord ben 456 comuni sono entrati a far parte del “Club
50%”, mentre sono solo 8 i capoluoghi di Provincia
con una raccolta differenziata al di sopra del 35%. San Pietro
in Cariano (VR) guida la classifica dei Comuni over 10.000
con il 78,5%, seconda è Sommacampagna (VR) con il
75,7% seguita di misura da Alzano Lombardo al 75,2%; tra
i comuni con meno di 10.000 abitanti, dopo la primatista
Torre Boldone, si piazzano il 77,4% di Monticello Brianza
(LC) e il 76,7% di Gorle (BG); tra i capoluoghi del nord
vince Verbania, con il 53,6%, seguita da Lecco al 43,9% e
da Bergamo con il 41%.
- Al centro solo Sant’Omero (TE) con il 58.6% entra
a far parte del “Club 50%”. Capraia e Limite
(FI) con il 36,7%, Castagneto Carducci con il 35,8%, Poggibonsi
(SI) con il 39,5%, Calenzano (FI) al 38,7% e Montemurlo (PO)
al 35,5% sono i Comuni che hanno superato il limite del 35%
indicato dal Decreto Ronchi, insieme alla città di
Lucca (35,7%), mentre nel “Club 25%” ci sono
altri 52 Comuni e altri 4 capoluoghi di Provincia.
- Al sud 40 Comuni sono stati menzionati perché hanno
raggiunto risultati superiori al 25% di raccolta differenziata,
ma di questi ben 31 sono anche al di sopra del 35% e 8 sono
nel “Club 50%”. In testa alla classifica svetta
Padula, quindi Tufino (NA) raggiunge il 67,4% e Giffoni Sei
Casali (SA) il 66,5%.
È
importante infine ricordare che il numero di comuni premiati
quest'anno da Legambiente è cresciuto di oltre il
30% rispetto al 2002, dunque, nonostante tutto, la situazione
in Italia lentamente migliora, anche se la raccolta differenziata
nel nostro Paese è ferma al 14,4%, quindi ben al di
sotto dell'obiettivo del 35% fissato dal decreto Ronchi per
il 2003 e ancora lontana anche da quello del 25% del 2001.
In seguito alla recente pubblicazione del decreto sugli “acquisti
verdi” da parte delle pubbliche amministrazioni, Legambiente
annuncia inoltre che nei prossimi anni i Comuni ricicloni
verranno valutati anche sulla base della loro predilezione
per i materiali riciclati nella fornitura di uffici e spazi
comunali.
Gli enti pubblici dovranno coprire almeno il 30% del loro
fabbisogno annuale di carta con materiale riciclato (vedi
Rifiutinforma - luglio 2003), è questo ciò che
dispone il Dm 8 maggio 2003, n. 203, il quale detta le regole
a cui le Regioni dovranno sottostare nell'emanazione di "disposizioni,
destinate agli enti pubblici ed alle società a prevalente
capitale pubblico, anche di gestione dei servizi, che garantiscano
che manufatti e beni realizzati con materiale riciclato coprano
almeno il trenta per cento del fabbisogno annuale".
Il decreto diventerà operativo solo dal 2004; il provvedimento
dispone che gli enti pubblici siano obbligati all'acquisto
dei soli manufatti e beni ottenuti con materiale riciclato "di
cui sia verificata la disponibilità e la congruità di
prezzo" e registrati da almeno 180 giorni in un apposito
elenco, denominato "Repertorio del riciclaggio",
che "è tenuto e reso pubblico a cura dell'osservatorio
nazionale dei rifiuti (Onr)".
Il repertorio del riciclaggio conterrà "l'elenco
dei materiali riciclati e l'elenco dei manufatti e beni in
materiale riciclato, indicante l'offerta, la disponibilità e
la congruità del prezzo"; in pratica, conterrà l'elenco
dei diversi materiali riciclati (e dei manufatti e beni ottenuti
con materiale riciclato) riconosciuti idonei, i prezzi e
le caratteristiche dei prodotti riciclati.
Fonte:
www.reteambiente.it
Accordo tra Tetra Pak Italiana e Comieco per attivare la raccolta
differenziata degli “imballaggi accoppiati a base
cellulosica” (cartoni per latte, succhi di frutta,
ecc.)
Tetra Pak Italiana e Comieco hanno sottoscritto un protocollo
d’intesa mirato a diffondere la raccolta differenziata
degli imballaggi poliaccoppiati a base cellulosica (IPC,
detti anche “cartoni per bevande”, utilizzati
per il latte o per i succhi di frutta).
Tale raccolta è già attiva in alcune città italiane
(v. Rifiutinforma – luglio 2003), e l’obiettivo è ora
quello di estenderla quanto prima a molte altre realtà nel
territorio nazionale.
Nel protocollo d’intesa sono state individuate quattro
modalità per la raccolta differenziata dei cartoni
per bevande:
- Congiunta con la raccolta differenziata della carta, senza
alcuna separazione a valle, e conferendo successivamente
il materiale ad cartiera di riferimento individuata da Comieco
e Assocarta.
- Congiunta con la raccolta differenziata di carta, ma con
una separazione a valle in una piattaforma individuata da
Comieco che separi gli IPC dal resto del macero. I poliaccoppiati
derivanti dalla selezione saranno poi avviati a riciclo dedicato.
- Raccolta multimateriale e separazione dalle altre frazioni
merceologiche in piattaforme adatte e disponibili, con successivo
avvio a riciclo dedicato.
- Raccolta differenziata insieme al rifiuto organico, in
via sperimentale, dove non si renda praticabile alcuna delle
precedenti soluzioni e vi siano impianti di compostaggio
disponibili.
Sarà Comieco a valutare, sul territorio nazionale,
la disponibilità di piattaforme di selezione ed impianti
adatti e ad individuare, nei diversi contesti, la modalità ottimale
di raccolta differenziata, cercando di minimizzare i costi
ed i tempi di attivazione del servizio.
Fonte:
Tetra Pak Italiana
Raccolta
e trasporto rifiuti: contrasto tra le leggi italiane e le
norme europee
La Commissione Ue ha deferito davanti alla Corte europea
di giustizia il Governo nazionale accusando la disciplina
contenuta nel D.lgs 22/1997di aperto contrasto con la direttiva
europea75/442/Cee, in quanto le norme italiane permettono
a diverse categorie di imprese di effettuare raccolta e trasporto
di rifiuti senza l'obbligo di iscriversi all'Albo nazionale
gestori.
L'Ue, in particolare, punta il dito contro due disposizioni
del "Decreto Ronchi": quella che non chiede l'iscrizione
all'Albo alle imprese che effettuano raccolta e trasporto
di rifiuti non pericolosi in conto proprio e quella che esonera
dalla stessa iscrizione gli imprenditori che trasportano
rifiuti pericolosi sotto determinate soglie quantitative
(30 litri o 30 kg al giorno).
Con il ricorso presentato davanti alla Corte (ricorso 23
giugno 2003, causa C-270/03) l'Esecutivo europeo chiede la
condanna del Governo locale, motivando come l'articolo 12
della direttiva 75/442/Cee chieda indistintamente che tutte
le imprese che gestiscono rifiuti siano iscritte presso le
competenti autorità italiane di controllo.
Fonte:
Reteambiente, aggiornamento normativo
n.31
Bloccato
per protesta il riciclo delle auto
Quasi tutte le aziende associate all’A.I.R.A. (Associazione
Industriale Riciclatori Auto) hanno sospeso il ritiro ed
il riciclo dei veicoli rottamati perché non soddisfatte
del modo in cui è stato affrontato il problemi dello
smaltimento del “fluff” nel recente D.Lgs. 24.6.2003
n.209 (v. Rifiutinforma del 12 settembre 2003).
“
Ogni anno,” dichiara l’A.I.R.A., “gli impianti
di frantumazione ricevono dagli autodemolitori e smaltiscono
la quasi totalità dei 2 milioni di autoveicoli dimessi,
costituendo un anello fondamentale della catena del riciclo
in Italia.
Dalla frantumazione dell’automobile, infatti, si ricava
per il 70% materia prima per l’industria siderurgica,
mentre il restante 30% (denominato fluff) è composto
da un mix di materiali (plastica, gomma, vetri e altri materiali
non riciclabili) destinato alla discarica e sul cui smaltimento
si concentrano le principali criticità del settore.
Le difficoltà di smaltimento del fluff in condizioni
accettabili compromettono i processi lavorativi e, quindi,
le attività di riciclo di un settore che produce 1.500.000
tonnellate di rottame ferroso, pari ad oltre il 15% del fabbisogno
delle acciaierie; occupa 10.000 persone; rappresenta una
figura di primo piano nella filiera del riciclo.”
“
Siamo stati costretti a sospendere i ritiri delle auto – precisa
il Presidente dell’A.I.R.A., Giorgio Manunta – in
quanto, nonostante i ripetuti appelli e l’occasione
legislativa rappresentata dal Decreto di Recepimento della
Direttiva 2000/53/CE sui veicoli fuori uso, non ci è stata
concessa alcuna possibilità di dialogo col Ministero
dell’Ambiente e con quello delle Attività Produttive
per risolvere i problemi relativi dello smaltimento del fluff”.
“
Attendiamo, quindi, dalle istituzioni - conclude Manunta
- un provvedimento radicale e tempestivo, in grado di fronteggiare
in modo concreto l’emergenza determinatasi per il comparto”.
Notevoli, intanto, rischiano di essere le ripercussioni legate
alla sospensione del ritiro delle auto:
- la sospensione si ripercuote infatti sui principali fornitori
dei frantumatori di auto, ovvero gli autodemolitori, anch’essi
costretti a bloccarsi e ciò di conseguenza rende impossibile
il ritiro delle auto da parte dei centri raccolta, con grave
danno per il cittadino che non può, dunque, consegnare
la propria autovettura a fine vita;
- dalla frantumazione deriva un importante quota del fabbisogno
delle acciaierie italiane (oltre il 15%); il blocco rende
pertanto necessario, il reperimento di nuove fonti di materia,
al tempo stesso difficile e costoso per le industrie.
Fonte:
comunicato stampa A.I.R.A., 18 settembre
2003
Finlandia,
Gran Bretagna, Italia… prevenzione dei rifiuti al centro
dell’attenzione in tutta Europa
Come osservatorio sull’evoluzione del mondo dei rifiuti
in Italia, Rifiutinforma ha di recente scelto di porre la
propria attenzione sulle diverse iniziative italiane mirate
a ridurre la produzione dei rifiuti. Sebbene abbiano una
rilevanza locale, questi progetti segnano infatti un cambiamento
in atto di portata generale: dall’emergenza di trovare
alternative allo smaltimento in discarica e di sviluppare
circuiti di raccolta differenziata, l’attenzione e
le risorse vengono oggi sempre più indirizzate alla
riduzione dei rifiuti alla fonte, iniziando così a
sviscerare il punto cardine stabilito dalle norme europee
e nazionali sulla gestione dei rifiuti.
Questo cambiamento di tendenza si può riscontrare
anche fuori dal nostro Paese: in tutta Europa si moltiplicano
le iniziative mirate a prevenire la prevenzione dei rifiuti
attraverso azioni sulle fasi di produzione e commercio dei
beni.
Ecco alcuni esempi:
Finlandia: nuova strategia
di prevenzione di rifiuti a Helsinky Il Consiglio comunale
di Helsinky ha lanciato una strategia di prevenzione che
mira ad una politica di minimizzazione della produzione
di rifiuti pro capite nel 2007 rispetto ai dati del 2002.
La
strategia prevede, tra lÕaltro, le seguenti voci:
- diffusione
di conoscenze sulle Òbuone pratiche di prevenzioneÓ
- acquisti
pubblici verdi
- sistemi di benchmarking
- campagne informative
per le scuole
Gran Bretagna: ÓAcquisti verdiÓ a Londra
Nel corso della conferenza ÒAcquistare per lo sviluppo sostenibile:
acquisto verde e riciclaggio dei rifiutiÓ, il sindaco di
Londra, allo scopo di sostenere il ÒCodice di acquisto verdeÓ attivato
nel giugno 2002 per creare un mercato per i cosiddetti prodotti ÒverdiÓ,
ha invitato le imprese pubbliche e private ad incrementare
lÕuso di prodotti a base di materiali riciclati.
Le societˆ che aderiscono al ÒCodiceÓ sono oggi circa 200, tra cui British Airways,
i grandi magazzini Sainsbury's, la banca Barclays e 31 dei 33 Comuni dell'agglomerazione
di Londra. LÕoperazione ha giˆ portato alla vendita di oltre 1.000 tonnellate
di materiali recuperati.
Fonte:
Waste News – Bollettino 18/19 – Servizio
tecnico Federambiente
Incentivo
della Regione Emilia-Romagna ad usare gli ammendanti organici
La Regione Emilia Romagna investe 2 milioni di euro per promuovere
l'uso di fertilizzanti organici in agricoltura, difendere
la qualità dei terreni, ma anche contribuire a ridurre
l'effetto serra.
L'utilizzo di "ammendanti organici" - termine tecnico
che indica i prodotti o i materiali utili a migliorare il
terreno dal punto di vista nutritivo (quali letame e residui
vegetali compostati) - può rendere i terreni agricoli
in grado di trattenere meglio l'acqua e le sostanze nutritive.
Quindi, oltre ai vantaggi connessi al mantenimento della
fertilità dei suoli, sono rilevanti anche quelli legati
alla prevenzione dei fenomeni di desertificazione e alla
riduzione della emissione di azoto nelle acque e nell'atmosfera.
Alcuni composti dell’azoto infatti contribuiscono ad
aggravare i fenomeni dell'effetto serra e delle piogge acide.
Nelle province orientali (Bologna, Ferrara, Ravenna, Forlì-Cesena
e Rimini), della Regione, dove il problema principale è rappresentato
dalla perdita di sostanza organica nel terreno, sono previsti
aiuti di 150 Euro per ettaro all’anno nelle aree ordinarie
e di 180 in quelle "preferenziali" (ovvero terreni
di particolare interesse ambientale, limitrofi ai corsi d’acqua
o in aree protette).
Questi contributi andranno alle imprese agricole che si impegneranno,
per cinque anni, a:
- concimare i terreni con ammendanti organici di qualità e
a interrarli entro 24 ore dalla distribuzione,
- evitarelavorazioniapiùdi30 cm di profondità,
- non distribuire fanghi,
- interrare tutti i residui colturali,
- rispettare le norme tecniche della Regione sull’impiego
di fertilizzanti.
L’iniziativa avrà sicuramente positivi effetti
sul mercato regionale del compost ottenuto dal trattamento
dei rifiuti organici.
Fonte:
CIC (Consorzio Italiano compostatori)
Recepita
nell’ordinamento italiano la direttiva comunitaria
relativa ai veicoli fuori uso
Con la pubblicazione nella G.U. del D.Lgs. 24.6.2003 n.209
viene finalmente attuata la Direttiva 200/53/CE relativa ai
veicoli fuori uso, direttiva radicalmente innovativa in quanto
affronta la questione dei veicoli fuori uso non solo dal punto
di vista della gestione dei rifiuti ma contiene elementi importanti
di politica di prodotto, come ad es. l’incoraggiamento
ai produttori di veicoli a prendere in considerazione le esigenze
della gestione dei rifiuti già nella fase di design
degli stessi.
Secondo quanto previsto dal decreto, i produttori di veicoli
dovranno organizzare una rete di centri di raccolta opportunamente
distribuiti sul territorio nazionale che assicurino il ritiro
gratuito degli stessi veicoli (salvi i costi relativi alla
cancellazione del veicolo dal P.R.A. e quelli relativi al
trasporto dello stesso veicolo al centro di raccolta). Negli
impianti di trattamento la rimozione selettiva di tutti i
componenti ambientalmente critici dai veicoli prima dell’operazione
di frantumazione dovrebbe garantire la produzione di un residuo,
c.d. fluff, non contaminato da sostanze pericolose, tale da
poter essere sottoposto a forme di trattamento alternative
al suo attuale smaltimento in discarica. La riduzione della
produzione di fluff e lo sviluppo di tecnologie per il suo
utilizzo come combustibile in impianti industriali o incenerimento
con recupero di energia sono misure che il D.Lgs. n.209/2003
intende favorire ed incentivare, anche tramite il ricorso
agli accordi volontari.
Agli “operatori economici” che ruotano attorno
al comparto automobilistico viene imposto di far sì che,
entro il 1.1.2006, venga raggiunta una percentuale di reimpiego
e recupero pari almeno all’85% del peso medio per veicolo
e anno, nonché una percentuale di reimpiego e riciclaggio
almeno dell’80%. Percentuali che salgono rispettivamente
al 95% e all’85% al 1.1.2015.
Ma, la valenza ambientale della nuova normativa riguarda
anche i seguenti aspetti:
- la limitazione dell’uso di sostanze pericolose nella
costruzione dei veicoli: divieto dal 1.7.2003 di produzione
o immissione sul mercato di materiali e di componenti di veicoli
contenenti piombo, mercurio, cadmio o cromo esavalente (salvo
nei casi in cui l’utilizzo delle sostanze pericolose
sia, sotto il profilo tecnico-scientifico, inevitabile);
- una progettazione dei veicoli che agevoli la demolizione:
i produttori devono fornire, entro 6 mesi dall’immissione
del veicolo sul mercato, tutte le informazioni necessarie
per la demolizione del veicolo, evidenziando in particolare
i diversi componenti, i materiali e l’ubicazione delle
sostanze pericolose presenti nello stesso, utilizzando le
norme di codifica che consentono di identificare i componenti
che possono essere reimpiegati e recuperati.
Fonte:NEWSLETTER
n. 4/2003
Butti & Partners - Avvocati e Studio legale associato
Mantovani, Merlin & Tonellotto
Tutti
in piazza per un'Italia piu' pulita: il 27 e il 28 settembre
torna "Puliamo il mondo"
Con oltre 7 milioni di italiani mobilitati in dieci anni,
in più di 1700 Comuni, “Puliamo il mondo” rappresenta
l'iniziativa di volontariato per l'ambiente più partecipata
del nostro Paese. Lo scorso anno ha registrato un vero e
proprio boom di adesioni con 650mila volontari e quasi 4mila
aree ripulite ma ci sono buone probabilità che le
cifre dello scorso anno vengano superate da questa decima
edizione. Un'edizione ricchissima di iniziative, tutte dedicate
alla pulizia di fiumi, spiagge e fondali marini ma anche
strade, piazze, parchi o semplicemente il giardinetto del
quartiere. Decine di migliaia di bambini, armati di guanti,
ramazza, sacconi della spazzatura e tanta voglia di "lavorare" insieme,
avranno anche quest'anno un ruolo fondamentale, insieme alle
famiglie e alle scuole che partecipano alle operazioni di
pulizia.
Si torna dunque in piazza il 27 e il 28 settembre per il
decimo compleanno di Puliamo il Mondo di Legambiente. E a
tre settimane dall'appuntamento sono già più di
mille i Comuni che hanno dato la loro adesione alla due giorni
di pulizia di piazze, strade e parchi lungo tutta la Penisola.
Da Roma a Milano, da Comacchio a Palermo, centinaia di migliaia
di cittadini scenderanno in piazza per "pulire il mondo".
Alla campagna possono dare la loro adesione amministrazioni
comunali, associazioni, comitati di quartiere, ma anche singoli
cittadini. Per partecipare è sufficiente contattare
il circolo Legambiente più vicino, telefonare allo
02.45475778, oppure ci si può presentare direttamente
ai banchetti organizzati nelle varie zone coinvolte per ricevere
la sacca degli attrezzi e partecipare alle operazioni di
pulizia. Tutte le informazioni relative all'iniziativa sono
inoltre disponibili sul sito www.puliamoilmondo.it.