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6 dicembre 2002

Il 14 dicembre tutti in piazza contro la svendita del Belpaese
Roma - Tutti in piazza il prossimo 14 dicembre! E' questo l'appello lanciato da Legambiente che ha organizzato una grande manifestazione nazionale da Alba Fucens a Capo Teulada, dal promontorio di Capo Caccia in Sardegna a all'isola di Sant'Andrea nella laguna di Venezia, contro la vendita del patrimonio pubblico voluta dal ministro Tremonti per finanziare la realizzazione delle grandi opere. Legambiente ha registrato un crescendo di indignazione di fronte all'ipotesi che tanta parte dei beni del nostro patrimonio pubblico vengano venduti ai privati per pagare le opere che il Ministero delle Infrastrutture ha in programma di realizzare, come il Ponte sullo Stretto o la Livorno - Civitavecchia. Per questo Legambiente ha deciso di lanciare una raccolta di firme e una iniziativa di mobilitazione che dia voce all'indignazione di tutti quegli italiani che, se dovessero andare in porto i progetti del ministro, si ritroverebbero, come dire, un po' meno italiani. Del resto se l'identitù di un popolo cresce e viene alimentata dal patrimonio pubblico, venderlo equivale a vendere non solo un pezzo di paese, ma anche un po' della propria identitù, del proprio senso di comunitù. Dietro lo slogan "L'Italia non œ in vendita", Legambiente ha sollecitato i propri circoli e i numerosi sostenitori in giro per il paese ad individuare, regione per regione, un luogo simbolico dove organizzare una mobilitazione, un'iniziativa che dia voce allo sconcerto e alla rabbia di quanti non si rassegnano a vendere. Tante le risposte affermative: gli abruzzesi si sono dati appuntamento ad Alba Fucens, il sito archeologico "in vendita" a 40.000 euro, in Sardegna presso i due promontori pi¦ significativi dell'isola, quello a nord, Capo Caccia, e quello a sud, Capo Teulada. Contro la vendita del proprio patrimonio anche i veneti che si sono dati appuntamento all'isola di Sant'Andrea, un simbolo della laguna di Venezia che ospita un antichissimo forte militare a rischio alienazione. L'invito di Legambiente œ esteso a tutti coloro che intendono protestare contro l'iniziativa di alienazione del patrimonio pubblico voluta dal governo.
E' possibile comunicare la propria adesione contattando lo 06/86268413 o
inviando una mail a: legambiente.camp@tiscali.it


 

 

Il rapporto ambientale sulla vivibilitù
Ferrara - Presentato ieri mattina a Ferrara Ecosistema Urbano 2003, l'annuale ricerca sulla qualitù ambientale dei capoluoghi italiani di Legambiente. Il rapporto, realizzato con l'Istituto di ricerche Ambiente Italia, giunge quest'anno alla nona edizione. 60 gli indicatori selezionati per valutare lo stato di salute delle cittù, tra cui verde urbano, qualitù dell'aria, mobilitù con i mezzi di trasporto pubblico, estensione delle isole pedonali e delle piste ciclabili, raccolta differenziata e depurazione delle acque. La maglia rosa quest'anno se l'aggiudica la Lombardia, in testa con ben cinque cittù nelle prime cinque posizioni: Cremona, Mantova, Bergamo, Sondrio, Pavia. Quella nera, invece, la Sicilia che distribuisce altrettante cittù - Ragusa, Agrigento, Catania, Trapani e Siracusa - tra i dieci gradini pi¦ bassi della graduatoria, a sottolineare il divario che separa le cittù del Centro-Nord da quelle meridionali sotto il profilo della capacitù di gestione ambientale. Matera œ l'isolato avamposto del Sud (17a), mentre tra le cittù metropolitane Bologna si piazza in 18É posizione, Genova 31a, Torino 44a, Roma 57a. Male Milano (78a), Palermo (87a) e Reggio Calabria (95a). "Ecosistema Urbano 2003 - ha dichiarato al termine della presentazione Ermete Realacci, presidente di Legambiente - ci consegna un'immagine delle cittù italiane che, pur con qualche lodevole eccezione, desta preoccupazione. Tra i grandi imputati, il traffico: la mobilitù cittadina mostra segni allarmanti di crisi e le soluzioni elaborate spesso si sono dimostrate non all'altezza, mentre a livello nazionale si ripropone in grande stile la vecchia logica tutta asfalto e autostrade. Il traffico con le sue emissioni inquinanti - ha proseguito Realacci - uccide e fa ammalare moltissimi cittadini delle nostre cittù. Per questo, sempre pi¦, deve smettere di essere oggetto esclusivo di politiche locali e deve diventare un impegno nazionale, di governo, un impegno qualificante per il futuro del Paese. Ecco perch€ subito dopo la presentazione di questo rapporto porteremo la battaglia contro l'inquinamento nelle piazze".
fonte: Ecosistema urbano 2003 di Legambiente


 

 

5 dicembre 2002

Salvare "Old Glory"
Stevenson Ranch (California) - Tre anni fa ad essere salvata dall'abbattimento fu una sequoia. Ora tocca a una quercia, altrettanto secolare e maestosa. Un insegnante e ambientalista californiano di 42 anni, John Quigley, vi abita da un mese e intende rimanervi per impedire che lo splendido albero venga eliminato. La quercia, soprannominata "Old Glory", si trova a Stevenson Ranch, 40 chilometri da Los Angeles. Avrebbe dovuto essere tagliata il primo novembre da un'impresa immobiliare. Ma militanti ambientalisti lo hanno saputo e hanno messo un'inserzione su internet alla ricerca di un volontario disposto a campeggiare sull'albero. Cos– John Quigley ha costruito una piattaforma di 2 metri e 60 a 15 metri di altezza, ha salutato famiglia e colleghi e si œ trasferito. Da allora œ passato un mese. Il professore ambientalista œ incoraggiato continuamente da centinaia di persone che lo sostengono in tutti i modi. La polizia ha tentato di farlo scendere, ma œ stata "sgominata" da una banda di mamme e bambini. La compagnia che voleva eliminare l'albero ha giù ceduto in parte: non abbatterù la quercia, ma la sposterù. "Niente da fare, morirebbe", ha risposto Quigley. Tre anni fa un'analoga iniziativa sempre in California aveva visto come protagonista Julia Hill. La Hill visse sulla quercia per due anni ma la sua tenacia l'ha portata a vincere la battaglia per salvarla.
fonte: "La nuova ecologia"


 

 

3 dicembre 2002

L'Ue spinge sulla cogenerazione
Bruxelles - La Commissione Europea ha presentato una proposta di direttiva mirante a promuovere la cogenerazione, ossia la generazione in un unico processo di energia termica ed elettrica e/o di energia meccanica. La proposta aspira a definire un quadro normativo unitario in materia di cogenerazione per tutta la Comunitù europea, al fine di contenere il consumo di energia e ridurre le emissioni di gas a effetto serra. La Commissione spera cos– di raggiungere due ambiziosi obiettivi: consolidare gli impianti di cogenerazione ad alto rendimento esistenti e, ove possibile, promuoverne di nuovi nel mercato interno dell'energia nel breve periodo, consentendo agli Stati membri il ricorso a forme di sostegno finanziario. Mentre il secondo obiettivo, a medio-lungo termine, œ la creazione di condizioni che garantiscano che la cogenerazione ad alto rendimento, insieme alle altre opzioni di approvvigionamento rispettose dell'ambiente, siano tenute in debita considerazione nelle decisioni in materia di investimenti in nuove capacitù produttive.
fonte: "Reteambiente"


 

 

Italia chiama Ue sulla definizione di rifiuto
Terni - La definizione di "rifiuto" arriva sui banchi della Corte dell'Unione Europea. Dopo le acrobazie italiane che hanno tentato di darle un senso con l'articolo 14 del Dl omnibus (convertito nella legge 178/2002) recante l'interpretazione autentica del termine "rifiuto" , lo scorso 20 novembre il Gip di Terni ha sospeso un giudizio penale sull'applicabilitù della nozione di rifiuto a rottami ferrosi e ha disposto la trasmissione degli atti alla corte di Lussemburgo. Il giudice italiano ha richiesto una sentenza interpretativa che stabilisca se, dopo l'introduzione della definizione autentica del termine "rifiuto", quella introdotta con la direttiva 91/156/Cee (recepita in Italia con il decreto Ronchi) debba continuare a essere intesa e interpretata in Italia alla luce delle pregresse sentenze in materia emanate dalla Corte oppure alla luce del citato articolo 14. Tale articolo, infatti, appare notevolmente divergente dalle sentenze europee che dal '90 al 2000 hanno interpretato lo scenario definitorio. In particolare, i giudici comunitari sono stati chiamati a stabilire in via interpretativa se quando ricorrono le alterne condizioni (riutilizzo con o senza trattamento) indicate nella legge italiana "tassativamente" non si ha pi¦ un rifiuto. Il Gip di Terni ha dunque chiesto una pronuncia comunitaria in merito al problema "rifiuto s–/rifiuto no" nella sua complessitù. In un altro caso, invece, il giudice di pace del Tribunale di Gela il 19 giugno 2002 ha richiesto analogo pronunciamento ma solo sul coke da petrolio usato come combustibile nei processi produttivi, escluso dalla legislazione sui rifiuti ad opera del Dl. 22/2002 (convertito in legge 82/2002) a fronte della chiusura del petrolchimico di Gela. Inoltre, il tribunale siciliano ha richiesto se il relativo utilizzo come combustibile possa costituire attivitù di recupero dei rifiuti ai sensi dell'articolo 1 della citata direttiva 91/156/Cee. Infine resta fermo che sull'articolo 14 œ anche pendente la procedura d'infrazione comunitaria.
fonte "Il Sole 24 Ore"


 

 

Sicilia: pronto il nuovo piano rifiuti
Palermo - La scorsa settimana œ stato presentato il Piano regionale di gestione dei rifiuti agli addetti ai lavori. Il Piano, illustrato presso i Cantieri culturali alla Zisa di Palermo, serve ad illustrare il contenuto della pianificazione realizzata - senza oneri - interamente all' interno dell'amministrazione regionale, dall' Ufficio del Commissario delegato per l'emergenza rifiuti, e giù trasmessa al ministero dell'Ambiente per l'iter di approvazione che si concluderù, con il giudizio di conformitù da parte della Commissione europea, entro la fine del 2002. La produzione di energia elettrica corrispondente al consumo di una cittù di 1.000.000 abitanti, con un risparmio annuo di 93 milioni di euro, ottocento nuovi posti di lavoro e la definitiva stabilizzazione per 11.000 operatori, sono alcuni degli effetti indotti del Piano di gestione dei rifiuti della Regione Sicilia, che prevede, come primo risultato, l'eliminazione di 300 delle 325 discariche esistenti in Sicilia. Per cogliere questi risultati sarù necessario utilizzare, entro il 2008, i 673 milioni di euro giù disponibili: 160 previsti dalle ordinanze per l' emergenza rifiuti, 323 provenienti da Agenda 2000, 80 frutto del sistema tariffario, 111 mobilitati dai privati, pi¦ altri 350 milioni attivati dalla "premialitù" prevista dai regolamenti comunitari. L'adozione di questo strumento ha una straordinaria importanza e una notevole valenza per l'isola in quanto regolamenta un settore che ha implicazioni in ambiti sociali ed ambientali di vitale interesse per la qualitù della vita dei cittadini. I principi ispiratori del Piano tendono a garantire, oltre che una strategia organizzativa unitaria per la gestione integrata dei rifiuti, soprattutto la salvaguardia dell' ambiente e della salute dei cittadini. Il Piano impegna, infatti, la Regione Siciliana nei prossimi 6 anni, alla progressiva e definitiva eliminazione, prevista entro il 2004, delle discariche dei rifiuti indifferenziati ed alla bonifica delle discariche chiuse. Si arriverù a questi risultati attraverso l'incremento della raccolta differenziata, in coerenza con le previsioni dell' ordinanza ministeriale, sia a favore della frazione secca che di quella umida. In quest'ottica si prevede la realizzazione di impianti per la selezione e valorizzazione dei rifiuti; la promozione dell'aggregazione di Comuni e Province per ambiti territoriali ottimali, attraverso la costituzione di societù d'ambito; l'incremento della qualitù dei servizi di gestione; l'attivazione di campagne di comunicazione per modificare i modelli di consumo e di comportamento dei cittadini-utenti. Il piano garantisce in Sicilia tariffe certe ed uniformi per il conferimento dei rifiuti in presidi controllati, con azioni di controllo che elimineranno sperequazioni ed infreneranno pericolose infiltrazioni con implicazioni di tipo malavitoso. Nuove forme di incentivo spingeranno i cittadini, i comuni, le province, a ridurre la produzione dei rifiuti e a favorire il loro riciclo attraverso la raccolta differenziata.
fonte: "La Sicilia.it"


 

 

2 dicembre 2002

Ecosportello a Montesilvano
Montesilvano (Pe) - E' stato presentato a Montesilvano, in provincia di Pescara, il servizio dedicato all'edilizia "pulita". Montesilvano œ il primo comune in Abruzzo ad attivare l'Ecosportello, un servizio innovativo nell'alveo dello sviluppo ecosostenibile. Il servizio œ un punto informativo su ambiente, risparmio energetico e bioarchitettura. L'Ecosportello mira a consigliare a cittadini, operatori economici, professionisti, amministratori su come operare per uno sviluppo sostenibile, uno sviluppo fatto di idee sane, di risparmio energetico, di riciclaggio delle risorse, di materiali naturali per migliorare la qualitù delle costruzioni e dell'ambiente urbano. Le coordinate del progetto sono variegate, dall'informazione su leggi e normative di settore all'organizzazione di conferenze, dalla preparazione e divulgazione di materiale informativo alle attivitù di sensibilizzazione nelle scuole. L'Ecosportello œ un corollario del vigente piano regolatore, le cui norme tecniche di attuazione disciplinano, in diversi articoli, l'uso di soluzioni per il risparmio energetico, di materiale a basso impatto ambientale, favorendone la diffusione attraverso incentivi, ad esempio sgravi sugli oneri concessori, premi di cubatura, in rapporto all'organicitù delle soluzioni innovative contenute nei progetti esaminati. L'Ecosportello s'incastra nella filosofia della nuova idea di cittù che in questi anni œ stata portata avanti concretamente dall'amministrazione comunale. Per i fabbricati costruiti con le modalitù dello sviluppo ecosostenibile, il Comune rilascerù un apposito marchio DOC.
fonte: Giancarlo Odoardi - Achab Group


 

 
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