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Italia sempre più ricca…di rifiuti!


Nel 2000 ogni cittadino italiano ha prodotto 501 kg di rifiuti, nove in più dell'anno precedente. In cima alla categoria “abitanti più spreconi” troviamo gli abitanti del Centro con 557 kg di spazzatura gettati nei cassonetti. Meno rifiuti per i cittadini dell’Italia meridionale con 454 kg a testa, mentre i settentrionali si attestano su 514 kg.
E’ questo il quadro che emerge dal “Rapporto rifiuti 2002” realizzato dall’osservatorio nazionale sui rifiuti (Onr) e dall’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici (Apat).
Nel 2000, la produzione di rifiuti urbani è stata pari a 28 milioni 959mila tonnellate. Il tasso di crescita, rispetto all'anno precedente, è del 2,1%: in diminuzione, dunque, rispetto al 5,5% registrato tra il '98 e il '99. La meta principale dei rifiuti urbani è ancora la discarica (72%), mentre il recupero energetico è fermo al 10%. Il 14,4% della produzione totale (pari a circa 4,2 milioni di tonnellate) è stato raccolto in maniera differenziata. Ma per il recupero, l'Italia viaggia a due velocità: il Nord è al 24,4%, il Sud fermo al 2,4%.
«La crescita della produzione è rallentata nel 2000 - ha dichiarato il ministro dell'Ambiente Altero Matteoli - ma la stabilizzazione appare ancora lontana. Bisogna mettere in campo efficaci politiche di prevenzione: la raccolta differenziata è cresciuta, ma è ancora al di sotto delle aspettative». In proposito, ha sottolineato il ministro, «non bisogna prendere in giro gli italiani che diligentemente fanno la raccolta differenziata: in diverse parti d'Italia ciò che viene raccolto in modo differenziato poi finisce in discarica e ciò rappresenta anche un costo inutile». Purtroppo, ha aggiunto, «siamo sempre al 72% di rifiuti che finisce in discarica, un dato insopportabile, bisogna spingere per la costruzione di termovalorizzatori. Si parla di impianti di ultima generazione, a basse emissioni. Il problema - ha concluso - è che non appena si individua un sito dove costruire un inceneritore, nasce un comitato contro, ma la politica deve decidere: bisogna procedere su questa strada».
Se tutta l'Italia raggiungesse oggi l'obiettivo del 35% di raccolta differenziata, ha detto il presidente dell'Onr, Massimo Ferlini, «avremmo comunque il 60% di rifiuti in discarica, perché il sistema industriale di riciclo-recupero non è cresciuto come sarebbe stato necessario».
Il dato relativo alla produzione di rifiuti speciali e soprattutto quello della frazione pericolosa, ha osservato Giorgio Cesari, direttore generale dell'Apat, «è sottostimato rispetto all'effettiva produzione. Il sistema di contabilità dei rifiuti speciali risulta ancora insufficiente per la quantità di informazioni relative alla loro produzione. Esiste inoltre una parte di evasione che andrebbe verificata».

Rapporto rifiuti 2002: http://193.206.192.204/aree/Rifiuti/Documentazione/Rapp_2002.asp
Fonte: www.lanuovaecologia.it

 







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